Al top per chilometri, contrasti e recuperi: così Taylor si è preso il centrocampo della Lazio
Nel pieno di una stagione complicata, segnata da risultati deludenti e tensioni diffuse, la Lazio ha trovato una certezza inattesa. Si chiama Kenneth Taylor ed è diventato, nel giro di poche settimane, un punto fermo della squadra biancoceleste. Arrivato nel mercato di gennaio in un contesto tutt’altro che semplice, l’olandese ha saputo trasformare l’emergenza in un’occasione personale, imponendosi come una delle pochissime note positive del momento.
L’impatto è stato immediato, tanto da spingere Maurizio Sarri a derogare a uno dei suoi principi storici: Taylor è stato schierato titolare fin da subito, non per mancanza di alternative ma per rendimento. Oggi immaginare il centrocampo della Lazio senza di lui è difficile. I numeri - snocciolati dal Corriere dello Sport - spiegano perché: non ha mai chiuso una partita fuori dai primi due per chilometri percorsi, guida la rosa per media contrasti (2 a gara) e per dribbling avversari interrotti (1,6), ed è secondo per azioni offensive rivali fermate.
Alla quantità ha aggiunto anche la concretezza. Contro il Genoa è arrivato il primo gol in biancoceleste, alla quarta presenza, diventando il secondo centrocampista olandese della storia laziale a riuscirci dopo Aaron Winter. Inserimenti puntuali, letture rapide, personalità: Taylor non si limita a coprire, ma partecipa e si assume responsabilità. Anche fuori dal campo l’adattamento è stato graduale, tra i primi giorni a Roma e la voglia di sentirsi parte della città. In campo, però, il percorso è già chiaro: senza clamore, con lavoro e continuità, Taylor si è ritagliato uno spazio vero. In una Lazio in difficoltà, è diventato una base credibile da cui ripartire.
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