Dramma Ternana, atto di accusa contro il sistema Italia
Livorno – Il dramma della Ternana che si sta consumando in questi giorni e che sta angosciando i tifosi rossoverdi è una brutta storia cominciata a luglio del 2025 quando, una volta sfumata la promozione con la squadra protagonista sfortunata del playoff giocato e perso ai rigori contro il Pescara, era stata dichiarata, dai precedenti proprietari, l’impossibilità di proseguire per l’elevato passivo debitorio e gli alti costi di gestione.
Quello che sta succedendo a Terni, purtroppo, non è un problema locale, ma è lo specchio del disastro che coinvolge il calcio italiano e che, come una spirale, da circa quindici anni sta avviluppando tutto il movimento nazionale. Possiamo cominciare a parlare dell’indebitamento dei più blasonati club di Serie A, tenuti in vita artificialmente con la compiacenza degli istituti bancari, ligi alla regola del troppi debiti per poter fallire. Nelle divisioni inferiori, a cominciare dalla Serie B, voci allarmanti giungono dalla Juve Stabia. Il socio di maggioranza è scomparso e il club non sarà in grado di onorare la scadenza del 16 aprile.
La Serie C, dopo aver perso il Rimini a novembre, ammesso al campionato solo perché fresco vincitore della Coppa Italia di categoria, nonostante fosse nota la situazione disastrosa finanziaria, perderà molto probabilmente il Siracusa, che per la seconda volta dovrebbe non ottemperare gli obblighi federali, e il Trapani, multi penalizzato, stritolato dalla guerra in corso tra il presidente Valerio Antonini, che si dichiara vittima e perseguitato, e l’amministrazione comunale. Di ieri la notizia che la squadra è stata sfrattata anche dallo stadio per presunti canoni di locazione ed utenze mai pagate.
Possiamo aggiungere la Triestina, praticamente retrocessa prima che iniziasse il campionato, appesantita da una penalizzazione di 23 punti; il Brescia, coinvolto in una brutta storia di crediti d’imposta inesistenti, usati per compensare le scadenze fiscali; il Foggia, squadra alla quale i tifosi pagano le spese delle trasferte; e le tante società blasonate che il calcio professionistico ha perduto negli ultimi quindici anni, quali Ancona, Pistoiese, Siena, Alessandria, anche il Livorno qualche anno fa. Casi che si susseguono troppo spesso e ai quali nessuno sembra voler porre rimedio con controlli preliminari sui proprietari che si avvicinano ai club senza averne le possibilità economiche.
Inoltre, troppo sovente, le squadre vengono utilizzate, come nel caso della Ternana, come cavalli di Troia per imbastire operazioni che poco hanno a che vedere con lo sport, ma che investono progetti economici di attori con mire in campi diversi quali la politica e la speculazione immobiliari.
Nel caso ternano, non pochi sono coloro che sollevarono dubbi, compreso il sottoscritto, sulla solidità necessaria occorrente per ripianare il debito e le risorse per portare avanti un campionato ambizioso e dai costi molto onerosi, partecipando anche al progetto Stadio-Clinica. Caduta la manifestazione di interesse dell’imprenditore Carlo Pantalloni, ternano, con forti interessi immobiliari in Svizzera, che si era detto interessato ad acquistare il club, ma che, incontratosi con la proprietà, ha prontamente fatto marcia indietro dichiarando che i debiti erano molto più alti di quelli dichiarati e che ci sarebbero voluti quasi 30 milioni di euro per sollevare la famiglia Rizzo dalla gestione della società, l’amministratore unico della Ternana, Fabio Forti, al termine dell’assemblea straordinaria dei soci, verificata la non volontà degli stessi di procedere a un necessario aumento di capitale e deciso di adire alla liquidazione volontaria, ha consegnato al liquidatore indicato dai Rizzo, Fabio Lacalamita, i libri sociali, l’inventario e la situazione contabile. Il liquidatore gestirà l’attivo e il passivo, redigerà un bilancio finale di liquidazione e procederà alla cancellazione dal registro delle imprese. Se non sarà possibile soddisfare tutti i creditori, dovrà presentare istanza di fallimento, depositando in Tribunale i libri contabili, convertendo la procedura da privata a giudiziale. Il Tribunale, in quel caso, nominerà un curatore della liquidazione giudiziale e completerà la procedura fallimentare. Questo, ovviamente, in prospettiva, qualora la procedura di liquidazione volontaria dovesse procedere. ll che non è detto perché, nel frattempo, potrebbe essere avviato l’iter fallimentare presso il Tribunale di Terni, dato che dei creditori avrebbero presentato la relativa istanza.
Intanto, adesso? Sul piano tecnico? Sabato 18 aprile la Ternana scenderà in campo contro il Bra? Vediamo cosa dispone la Figc con le sue norme organizzative, Noif, agli articoli 16 e 52 che trattano della revoca dell’affiliazione, che si può disporre per le società in liquidazione volontaria o giudiziale, specialmente se questa comporta l’incapacità di proseguire la stagione sportiva (ad esempio poter pagare la trasferta o sostenere i costi gestionali delle partite casalinghe, ndr).L’esclusione dal campionato, per una società in liquidazione, se avvenuta nel girone di ritorno comporterebbe lo 0 a 3 a tavolino solo per le restanti gare da disputare. La Ternana, dunque, avrebbe perse la gara con il Bra in trasferta e con la Pianese in casa. Ieri, martedì, la Ternana ha comunicato ai calciatori la sospensione degli allenamenti per riprenderli oggi, mercoledì, mentre restano sospesi gli allenamenti delle squadre giovanili.
Nessun sconvolgimento della classifica, quindi, evitando di danneggiare involontariamente l’Ascoli e favorire l’Arezzo, appaiate nella lotta per vincere il campionato? E la penalizzazione di 14 punti, come successe alla Lucchese lo scorso campionato con la conseguente disputa dei playout? Nel primo caso, se le cose dovessero procedere come ipotizzato, a regola non dovrebbero verificarsi stravolgimenti di classifica. Nel secondo caso, quello della penalizzazione, essa sarà comminata, presumibilmente a stagione in corso, solo se entro il 16 non saranno onorate le scadenze fiscali e previdenziali.
In prospettiva, per quanto riguarda un’eventuale ripartenza dal campionato di Eccellenza, esso potrebbe avvenire sia per autonoma decisione del comitato regionale umbro della Figc che potrebbe iscrivere la nuova Ternana in soprannumero oppure attraverso la modifica della ragione sociale di un club già militante in Eccellenza, ad esempio il Terni Football Club, procedimento, quest’ultimo, che potrebbe essere utilizzato anche nel caso in cui un club limitrofo militante in Serie D accettasse di divenire la nuova società rossoverde nella quarta divisione nazionale.
Nel frattempo, come già evidenziato, nella serata di ieri un creditore ha presentato un’istanza di fallimento. Ciò, di fatto, potrebbe rivelarsi provvidenziale. Se accolta, la procedura di fallimento giudiziario, infatti, sarebbe un passaggio che dovrebbe evitare l’istantanea cancellazione dal campionato in virtù dell’applicazione dell’articolo 16 comma 7 delle Noif. La squadra quindi, se qualcuno pagherà le spese minimali, potrebbe onorare le ultime due partite di campionato. Determinante, in questo senso, sarà la data del 17 aprile quando al Tribunale di Terni si svolgerà l’udienza per esaminare la prima e le eventuali istanze di fallimento presentate.
La situazione appare sempre disperata e di difficile soluzione, ed è uno schiaffo in piena faccia a tutto il sistema del calcio italiano che, tra mancate partecipazioni al Mondiale, svilimento del suo settore tecnico ed incapacità di riformarsi, si è ormai avviato da tempo a diventare un settore marginale dello sport italiano e ormai stabilmente inserito nel Terzo mondo calcistico internazionale.






