La richiesta rivoluzionaria di Kakà ad Allegri. Linea verde: quando si comincia?
Antonio Vitiello
Immaginate che una rivoluzione tattica potrebbe nascere quasi per caso, in una amichevole in Svizzera contro un avversario modesto in attesa che il campionato torni in auge. Potrebbe essere successo al Milan, sabato scorso, quando nel bel mezzo della partita contro lo Youg Boys Ricardo Kakà chiede a Massimiliano Allegri di modificare la propria posizione: “Provo a giocare davanti la difesa, arretro di qualche metro”. Un esperimento. Tanto in fondo cosa cambiava al Milan imbottito di riserve se perdeva anche un’altra amichevole? Ben poco, allora tanto vale provare qualcosa, cercare di smuovere le acque. Tutto è partito dal brasiliano che si è avvicinato alla panchina di mister Allegri per lanciargli il suggerimento: subito accontentato. D’altronde lo stesso Allegri tempo aveva pensato di arretrare Kakà. Una soluzione possibile anche in previsione del rientro di El Shaarawy e dell’arrivo di Honda a gennaio, affollamento in avanti che avrebbe fatto vittime illustri. L’arretramento di Kakà porterà un effetto a cascata che riguarderà le posizioni di De Jong e Montolivo, oppure se i due verranno schierati troveranno meno spazio Poli o Muntari. Insomma ogni causa ha il suo effetto ma è anche giusto sperimentare e trovare qualche via d’uscita da questo tunnel di risultati negativi. Il Milan gioca male e non vince, vale la pena cercare altre chiavi di lettura e spostare qualche equilibrio. Contro il Genoa potrebbe essere la prova del nove, se Kakà sarà schierato a centrocampo potrebbe nascere un nuovo percorso per l’ex pallone d’oro, così come fu per Pirlo più di dieci anni fa.
Oltre all’aspetto tattico, il Milan e Allegri devono lavorare su quello motivazionale. C’è gente che scalpita in panchina. Saponara e Cristante, hanno fatto vedere di poter meritare più spazio. Bryan (classe 1995) ha fatto molto bene da mezzala, tra l’altro è un ruolo in cui crede anche Allegri (nella ripresa contro lo Young Boys è arrivato un gol giocando in quella posizione). Un giocatore cresciuto nel settore giovanile rossonero e che possiede il dna del Milan. E’ richiestissimo sul mercato pur non giocando quasi mai, figuriamoci il suo valore dove potrebbe arrivare se esprimesse con più costanza le sue qualità in campo. In Italia e all’estero lo hanno già puntato.
I giovani vanno provati e inseriti con maggiore frequenza, soprattutto se chi gioca al loro posto non fa la differenza in positivo. Ha poco senso tenere in panchina gente promettente e poi mandarla continuamente in prestito o lasciarli a scaldare la sedia. Se il Milan deve ricostruire, meglio che lo faccia con giocatori del proprio vivaio, gente che col tempo ha margini di miglioramento, non con parametri zero utili solo a riempire le caselle del calciomercato. Se il Milan ha deciso di svecchiare la rosa, lo faccia fino in fondo, tanto peggio di così non può andare.


