Divide et impera . Un Milan “spaccato” dai cambiamenti per tornare a vincere?
Giulia Polloli
La vigilia della gara contro il Genoa può essere, paradossalmente, riassunta nell’antica locuzione latina “divide et impera”. Sembra che tutto si stia lentamente sfaldando in casa Milan, dalla dirigenza messa sottosopra dalle parole di Barbara Berlusconi qualche settimana fa, dalla precarietà di Allegri sulla panchina, dalle voci di mercato che vorrebbero coinvolti Balotelli, Abate ed El Shaarawy in trattative per un futuro addio. Tutto questo sconvolgimento forse serve a dare quella scossa alla squadra che, consapevole dello status quo potrebbe trovare energia proprio da queste divisioni paventate per far quadrato e dimostrare che la stagione non è ancora del tutto compromessa. La partita di questa sera è solo la punta dell’iceberg che potrebbe emergere in caso di sconfitta dalle acque tormentate del mare rossonero. Inutile nascondere la delusione derivante dalle poche vittorie in stagione, inutile appellarsi ai soli infortuni. Sembra più consono puntare il dito contro la mancanza di carattere di una squadra che, ad oggi, non ha ancora dimostrato il suo reale potenziale. Perché il Milan, seppur non paragonabile a quello di annate lontane e gloriose, ha un organico che sì, merita i punti in classifica per ciò che si è visto in campo, ma non per ciò che è in potenza. L’avventura azzurra di Mario Balotelli ha restituito agli ordini di Allegri un giocatore diverso, messo alla prova sul terreno mediatico e questa volta uscito indenne dal confronto. Abate ha trovato la via del gol azzurro ed è rientrato a Milanello consapevole di non essere più un signor nessuno, subbissato dalle critiche per la mancanza di spirito realizzativo in fase offensiva. Montolivo, il Capitano, dovrà guardare la gara dalla tribuna a causa della squalifica, ma al suo posto Poli, il roccioso De Jong, Muntari e Cristante sono pronti a non far rimpiangere il mediano rossonero. Sembra svanita l’ipotesi di poter vedere Kakà nel ruolo di regista davanti alla difesa, Ricardo ha il compito di dettare i tempi nelle incursioni offensive e, con lui, Balotelli sarà affiancato da uno tra Robinho e Matri. Forse proprio Matri è il giocatore che più scalpita per poter dare il proprio contributo in campionato, le critiche nei suoi confronti potrebbero essere finalmente detonanti per una prestazione di alto livello.
Il Milan attende di poter rivedere in campo El Shaarawy e De Sciglio, i giovani, grandi assenti di questo strappo di stagione e dai quali lo stesso Allegri si aspetta meraviglie, memore soprattutto della stagione scorsa quando il Faraone, nel momento più buio del suo Milan, se l’è caricato sulle spalle regalando giocate sopraffine e gol pesanti come macigni. La formazione di Gasperini non starà certo a guardare, non farà da sparring partner alla rinascita del Milan, anzi gli darà battaglia con il coltello tra i denti. Sul fronte rossoblu Antonini e Gilardino attendono con ansia gli ex compagni, pronti a trattarli da nemici in patria, senza sconti. In questo momento così delicato ci vorrebbe il sostegno del pubblico, ma ha ragione Allegri quando dice che dovrà invece essere la squadra a trascinare lo stadio, questa volta. I tifosi sono sempre stati accanto ai colori rossoneri, in ogni singola giornata, ma ora in campo devono scendere dei leoni se si vuole un’arena calda e pronta a lottare al loro fianco: ci vuole qualcosa a cui aggrapparsi. E in questo momento tormentato, di assoluta divisione, si torna a quel vecchio motto per raggiungere quel finale: “… et impera”.


