Rodriguez, Kessiè, Biglia, Chala, Silva: chi non li conosceva non giudichi. Fassone e Mirabelli: chi non li conosceva li aiuti
Luca Serafini
Sprazzi di luce. Nel buio danno fiducia. Per una volta il Milan è riuscito a condensare in 90’ quel buono offerto soltanto a intermittenza contro Roma, Inter e Genoa, impossibilitato umanamente a cancellare di colpo ogni amnesia come quella di Kessié sul gol di Birsa o quella serie inenarrabile di passaggi all’indietro (buona parte fino ad arrivare a Donnarumma) che purtroppo dimostrano essere ancora lontana un’organizzazione plausibile. E smascherano un’incertezza latente. I 43 (quarantatre!) passaggi consecutivi necessari a mettere Kalinic solo davanti a Sorrentino in occasione del quarto gol di Verona, sono una manna per le statistiche – Opta sostiene essere un record –, ma se non sei il Barcellona costituiscono un percorso asfittico per vie ingolfate.
Fermiamoci qui, però. Spremiamo e filtriamo piuttosto le cose buone sfoggiate con il Chievo, a partire dalla quasi completa conferma di una formazione da una partita all’altra. Alla fine Montella si è convinto almeno del ruolo di Suso, si è inventato i ruoli di Borini e Rodriguez con una scelta positiva su cui insistere e lavorare, ha messo Chalanoglu nelle condizioni di esprimersi almeno al tiro liberandolo in parte da assilli difensivi, allentandone il blocco mentale. Ho sbagliato molte analisi previsionali in questi ultimi mesi: la Juventus resta la più forte, l’Inter non è da scudetto, il Milan è tecnicamente meglio, il Napoli può soffrire la sindrome da euforia e le ristrettezze della rosa. Non ho nessun problema ad ammettere che fino a qui le certezze si sono diradate non poco: lo dicono i fatti. Quello che però so e che ho visto e conosciuto il passato di Rodriguez, Biglia (in particolare), Kessié, Chalanoglu e André Silva, quindi non cambio opinione: sono convinto che in un impianto di gioco dettagliato in cui ciascuno fa i movimenti opportuni e occupa gli spazi giusti nei momenti giusti, il loro rendimento può crescere non poco di livello.
Kalinic nel bene e nel male conferma invece le sue caratteristiche: fa movimento, sa fare gol, soffre la solitudine non essendo in possesso di un bagaglio tecnico eccelso specie nell’uno contro uno, comunque rimane per Montella una prima scelta assoluta manifestata con grande anticipo rispetto alle chimere Morata, Keita, Aubameyang, Belotti, Diego Costa. L’ideale sarebbe giocasse in coppia con uno tra André Silva e Cutrone, ma ricollocare Suso non è proprio il caso e quindi avanti così.
Quando una squadra non gira e uno fa il fenomeno, si parla di dipendenza. Un luogo comunque rispolverato a Chievo che ha bollato il Milan di essere Suso-dipendente. Che boiata. Ogni campione è un valore assoluto e aggiunto in qualsiasi squadra giochi, un'altra banalità che viene detta su di lui – del resto – è che faccia “sempre gli stessi movimenti”. Si vede però che gli avversari continuano a non conoscerli oppure a non sapervi porre grandi rimedi. Quel che è certo è che Suso deve giocare lì, all’ala destra. Punto.
Per favore, quella che per 30 anni è stata la società del magnate delle televisioni non contesti la Var. Necessita tempo e pazienza come quando, guarda caso, si assembla una squadra. Il mezzo, lo strumento, le finalità fanno il bene del calcio e prima o poi sarà universalmente adottato. Sfruttiamo il vantaggio di averlo fatto per primi.
Facile e di cattivo gusto attribuire all’assenza di Bonucci, mercoledì sera, il ritorno alla vittoria e a un gioco fluido. I suoi lanci lunghi sono stati sostituiti, come abbiamo detto, da una ragnatela di tic-toc orizzontali o all’indietro. Sistemata la squadra, organizzato il gioco, restituita autostima, fiducia e sicurezza ai suoi interpreti, tutto crescerà. A cominciare da Bonucci. La condizione imprescindibile che tutto questo accada dipende da Montella, l’allenatore, non da uno stopper.
A proposito di società. Continuo strenuamente a difendere l’ultimo mercato rossonero, al di là della cifra spesa. Sono sicuro che l’impianto della rosa rossonera oggi sia di buon livello e sicura qualità. Il che non consacra Fassone e Mirabelli nei due rispettivi ruoli, ricoperti per la prima volta in carriera da entrambi. Nell’imparare a occuparli nel miglior modo possibile, il consiglio spassionato è di restare dietro le quinte, parlare di meno, pensare prima a ciò che si dice. La benzina sul fuoco non è mai stata una grande idea per spegnere gli incendi, nonostante le fiamme facciano ribollire il sangue. E la mente.


