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Tanto sacrificio ma pochissime reti: la carestia dei centravanti passa anche dal modulo

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Matteo Calcagni
per Milannews.it
lunedì 6 novembre 2017, 21:00Primo Piano
autore Matteo Calcagni
06.11.2017 21:00Primo Piano
Daniele Mascolo/PhotoViews
Daniele Mascolo/PhotoViews

Il successo al Mapei Stadium, luogo particolarmente funesto per le varie compagini (e soprattutto panchine) rossonere, ha garantito una copiosa e salubre boccata d'ossigeno a tutto l'ambiente, rafforzando la posizione di Montella ed ampliando i sorrisi in vista del futuro. La zona Champions è ancora lontanissima, ma ad oggi quell'obiettivo non deve rappresentare l'unica ragione di vita, perché un progetto non può fallire all'anno zero solo a causa di previsioni troppo "ottimistiche". La gara di Reggio Emilia ha messo in luce ancora alcuni problemi piuttosto seri, ma anche degli aspetti positivi da cui ripartire, come la crescita di alcuni calciatori ed una solidità difensiva che va via via migliorando.

CARESTIA - Un'altra cosa che può e deve migliorare è sicuramente il contributo offensivo dei centravanti rossoneri. Dopo dodici giornate in campionato, i vari numeri nove milanisti hanno raccolto soltanto cinque gol, una vera e propria miseria. Nikola Kalinic ne ha portati in dote tre, poi ci sono le due reti di Cutrone e le zero di André Silva, cannoniere in Europa League ma ancora a secco in Serie A. Questo fatto deve fare riflettere, perché è vero che il Milan non dispone di un Immobile o di un Belotti, ma è molto strano che gli attaccanti segnino così poco. Il campanello di allarme verte soprattutto sul croato, il cui minutaggio in campionato è decisamente superiore a quello dei colleghi di reparto: 706' contro i 322' del portoghese e i 290' del classe '98.

CENTRAVANTI SACRIFICATI - Il 3-4-2-1 attuale, capace sì di equilibrare la squadra e i reparti, non sembra valorizzare particolarmente il centravanti, il quale si ritrova spesso a battagliare con entrambi i centrali. I moduli con una punta obbligano a questo tipo di lavoro, ma tendono a scardinare le retroguardie avversarie grazie alla propensione offensiva dei laterali, la cui spinta può facilitare lo smarcamento degli attaccanti. Il Milan riesce a farlo da un lato, con Borini, ma dall'altra parte tende a stare più coperto, disponendo soltanto di terzini adattati come esterni di centrocampo. Poche occasioni costruite e tanto dispendio di energie, unito magari ad un periodo non certo eccelso dei "numeri 9", visto anche il gol fallito da Kalinic nell'unica chance a disposizione al Mapei. Pesa tantissimo l'assenza di Andrea Conti, ma anche l'impossibilità di giocare con due punte vere, prerogativa fondamentale nel 3-5-2. Non potendo ovviamente rinunciare a Suso, Montella si è inventato questo modulo, sicuramente equilibrato ed accorto, ma che tende a limitare i vari punteros di riferimento. Le cose potrebbero migliorare quando (e se) Calhanoglu salirà di rendimento, giustificando quindi la rinuncia al doppio centravanti. Si attende, ovviamente, anche Bonaventura, pedina fondamentale per i rossoneri che sta vivendo una stagione assolutamente travagliata. Di fatto Montella lo ha avuto soltanto per periodo ristretti, in una versione non proprio eccelsa. Con il recupero del vero Jack tutto l'apparato salirà di rendimento, compresi gli attaccanti.

per Milannews.it

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