Elliott e classifica finale. Sono i veri esami del Milan
Franco Ordine
A poche ore dal summit di Nyon, che vuol dire Uefa, che vuol dire finalcial fair-play, si può anche guardare alla luna invece che al dito che indica la luna. Sono in tanti a sostenere che quello di Nyon è una sorta di giudizio universale per il Milan cinese, alcuni lo affermano senza conoscere i meccanismi che governano questa commissione istituita ai tempi da Platini e che mai ha usato l’accetta. I precedenti clamorosi di Manchester City e Paris St. Germain (hanno sforato i rispettivi bilanci di cifre folli) non mi pare siano sfociati in provvedimenti d’identica proporzione. Se la sono cavata con qualche multa salata non interamente versata. Questo fa capire che nel dibattito tra tifosi dalle nostre parti, c’è più lo sfizio di vedere in difficoltà il rivale che giudicare la vicenda complessa.
Se vogliamo allora guardare la luna invece che il dito bisogna condividere altre e più decisive scadenze che attendono il Milan nei prossimi mesi. La prima è rappresentata dal tentativo, messo in atto da Fassone e annunciato in tempi non sospetti, di voler rinegoziare il debito acceso con Elliott che grava, sulle spalle del club rossonero, per la modesta cifra di 123 milioni mentre il resto è in capo all’azionista Youghong Li. Passare dal fondo americano a una banca d’affari europea significherebbe ridurre sensibilmente il volume degli interessi e godere di maggiore tempo per rimettere in sesto i conti. Seconda scadenza: qualora quest’ultima operazione non dovesse andare in porto, allora l’allarme rosso scatterebbe nei mesi precedenti l’ottobre 2018 che è poi il termine fissato da Elliott per rientrare del prestito di 303 milioni. Terza e ultima scadenza in ordine di tempo ma non di importanza: i risultati collezionati a fine stagione dalla squadra. Perché fare o non fare strada in Europa league conta, perché arrivare 7 (attuale classifica) o 5 conta, perché vedere finalmente brillare la campagna acquisti che finora non ha dato i frutti immaginati, conta eccome. E anzi, a questo proposito, poiché è noto che a gennaio, Uefa o non Uefa, non ci sarà un mercato di riparazione del Milan (a meno di infortuni gravi), la decisione maturata di recente si presta a un giudizio positivo. Già perché in un gruppo nel quale sono entrati già 11 nuovi calciatori, sarebbe moltiplicare gli affanni e il disorientamento se se ne aggiungessero altri a gennaio. Da quel mercato di riparazione, solo ai tempi di Allegri, arrivarono Van Bommel e Cassano, i quali risultarono decisivi per la conquista dello scudetto. Gli altri non hanno lasciato grandi segni, a eccezione di Deulofeu. Ecco perché il Milan non deve temere il viaggio a Nyon ma tutto il resto.


