Il Milan ai cinesi, ecco come verrà divisa la torta delle azioni nella conglomerata. Fassone guardi a Maldini e Albertini come futuri dirigenti. Il sogno è Paratici come DS
Pietro Mazzara
Il Milan parlerà cinese a livello di proprietà. È quello che è stato sancito dalla firma del contratto preliminare di vendita tra Fininvest e la società-veicolo Sino-Europe Sports Investment capitanata da Han Li e Yonghong Li. Nei prossimi giorni, come vi abbiamo detto ieri, dovrebbe arrivare un comunicato da parte della conglomerata cinese dove spiegherà, nel dettaglio, i suoi obiettivi e i suoi progetti per il Milan. Quello che ci risulta è che la volontà dei cinesi sia quella di far tornare il club di via Aldo Rossi al top nell’arco dei prossimi 5 anni, cercando di ricostruire una squadra forte e che possa tornare a stare stabilmente al vertice in Italia e a partecipare, con naturale costanza, alla Champions League. Della vicenda vi abbiamo raccontato di tutto, dal collasso della cordata di Gancikoff e Galatioto alla firma con i nuovi proprietari, che facevano parte della cordata messa insieme da i due advisor e poi implosa per motivi legati alla governance futura del club.
Ma chi fa parte di questa conglomerata, che ha in Marco Fassone e Fu Yixiang i suoi volti sul suolo italiano? Da quello che si è appreso, l’Haixia Capital sarà l’azionista di maggioranza che andrà a detenere il 40% delle azioni, il secondo socio forte sarà SDCI Capital Holding con il 30%, Asia Asset avrà il 21% mentre il rimanente 9% sarà ad appannaggio del Fujian Investment e Development. Insomma, una vera e propria spartizione della torta con, al suo interno, aziende che hanno nello stato cinese il loro proprietario o principale finanziatore. Non è un errore, dunque, dire che il Milan è diventato il club dello stato cinese. In Cina l’entusiasmo è alle stelle e c’è già chi parla di un piano di rilancio totale del marchio Milan sui mercati asiatici che potrà così far incrementare i ricavi.
Con la nuova proprietà, di fatto, ci sarà anche una nuova dirigenza che dovrà prendere il posto degli attuali membri del board rossonero. Il primo nome è quello di Marco Fassone, che fino al closing sarà l’advisor dei cinesi e lavorerà a stretto contatto con Galliani, il quale sembra destinato ad uscire di scena al momento proprio del closing della trattativa. Ma con la fuoriuscita dell’attuale ad, il Milan avrebbe estremamente bisogno di un uomo di campo e di mercato che possa agire in piena libertà. Il più bravo di tutti, in questo momento, è quel Fabio Paratici che, sotto sotto, vorrebbe provare una nuova esperienza da “primo” dopo gli anni passati come braccio destro di Beppe Marotta. Le altre candidature potrebbero essere quelle di Andrea Berta o Manuel Rui Costa oppure la promozione di quel Mauro Bianchessi che, al Milan, ha portato profili come Donnarumma, Cristante, Calabria e Locatelli.
Quel che è certo è che servirebbe una bella iniezione di milanismo anche nei quadri dirigenziali. In tal senso, Paolo Maldini è il nome che i tifosi vogliono a tutti i costi e, per lui, potrebbe essere disegnato un ruolo da club manager, ovvero un punto d’incontro tra la società e la squadra. Sarebbe bello anche avere in rosa quel Demetrio Albertini che ha maturato, grazie agli anni in FIGC, una grande esperienza manageriale (direttore generale magari?). Chi, a mio modo di vedere, deve essere preservato anche per il futuro è il direttore esecutivo e organizzativo, Umberto Gandini, il quale potrà garantire i rapporti politici in sede di UEFA ed ECA al Milan.
Siamo all’alba di un nuovo Milan, attendiamo con rinnovata pazienza che risorga effettivamente il sole.


