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#benvenutopioli, rilanci Piatek e Paquetà. Colpe e limiti del club…

13.10.2019 00:00 di Andrea Longoni    per milannews.it   articolo letto 710 volte
#benvenutopioli, rilanci Piatek e Paquetà. Colpe e limiti del club…

E' stata un'altra settimana di cambiamenti, ancora una volta in panchina: archiviata l'ennesima esperienza fallimentare di un tecnico evidentemente non adeguato. La protesta dei tifosi è sfociata soprattutto sui social, ma lo slogan #pioliout è stato poco corretto nei confronti del nuovo tecnico e soprattutto poco rappresentativo del vero sentimento. Stefano Pioli non ha alcuna responsabilità sulla situazione che si è creata ed è doveroso rivolgergli i migliori auguri perchè possa, con il suo lavoro, risollevare le sorti di questa squadra. Personalmente avrei ritenuto Spalletti più adatto, il migliore tra i prendibili, anche per curriculum: con lui si sarebbe potuto aprire un ciclo pluriennale che con il nuovo mister ritengo più difficile da realizzare. Evidentemente la pensa così anche la Società, visto che al toscano avrebbe garantito (oltre a un ingaggio molto superiore) un contratto di tre anni, mentre Pioli ha firmato un biennale. Oltretutto c'è un exit strategy: senza Europa in estate scatta la rescissione, particolare questo che rischia di dare ancora una volta ai calciatori il potere di decidere le sorti dell'allenatore.

La nuova parola d'ordine dev'essere concretezza: senza inventarsi nulla, l'ex Fiorentina dovrà mettere in campo la formazione più logica, senza le sorprese cui ci aveva abituato purtroppo Giampaolo. Il primo obiettivo dev'essere il recupero di Piatek: nonostante l'ascesa di Leao i gol del polacco saranno fondamentali per scalare posizioni in classifica. Un altro punto fondamentale è la valorizzazione di Paquetà: insistere, senza se e senza ma, dargli finalmente quella continuità che per un motivo o per l'altro fin qui è mancata. Continutà che deve valere anche per le altre pedine su cui Pioli deciderà di puntare, al fine di battezzare finalmente una formazione di riferimento e dare certezze al gruppo.

 Parlavamo di colpe e di responsabilità. Ecco, queste appartengono soprattutto a Proprietà e dirigenza. La prima vede nel Milan un affare e oggi ha come priorità il nuovo stadio (prima della questione puramente sportiva) per rivendere poi il club a una cifra più alta. La seconda ha sbagliato in estate nella scelta dell'allenatore e ha gestito male anche la ricerca del sostituto, con il risultato che Pioli oggi passa per una scelta di ripiego. E' chiaro che non è ancora tempo di bilanci, ma una cosa è certa: non basta essere stati grandissimi giocatori per diventare bravi dirigenti, anzi, i migliori in circolazione non hanno mai indossato gli scarpini. In generale, poi, le Società che funzionano meglio sono quelle che presentano una struttura snella: in via Aldo Rossi ci sono tante teste che decidono, probabilmente troppe. La speranza è che il Milan possa diventare in tutto questo una bella eccezione, anche se oggi sembra molto difficile.


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