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Snaturarsi in base all'avversario è un lusso che questo Milan non può (ancora) permettersi, l'identità è la vera forza dei rossoneriTUTTOmercatoWEB.com
© foto di DANIELE MASCOLO
domenica 24 gennaio 2021 19:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
per Milannews.it

Snaturarsi in base all'avversario è un lusso che questo Milan non può (ancora) permettersi, l'identità...

Il Milan è campione d'inverno. Dopo 19 giornate di Serie A i rossoneri sono primi in classifica con 43 punti: tredici vittorie, quattro pareggi e due sconfitte. Dodici rigori, diciassette pali, innumerevoli infortuni. Primi nel girone di Europa League, qualificati ai quarti di finale di Coppa Italia. Il tutto con la squadra più giovane d'Italia e tra le più giovani d'Europa. Un anno fa di questi tempi ci si lasciava andare ad un giochino diventato, purtroppo, abitudine negli ultimi anni: fantasticare sulla prossima stagione. Perché tutto questo preambolo? Perché per commentare la brutta sconfitta di ieri contro l'Atalanta è giusto, per non dire doveroso, contestualizzare. È da ormai più di un anno che i rossoneri, guidati da un sorprendente mister Pioli, hanno intrapreso un percorso netto e definito, in cui l'identità della squadra è al centro di tutto: il gioco è riconoscibile ed efficace, a prescindere dagli interpreti (certo, con i titolari si è più efficaci) e dagli avversari. Proprio per questo le scelte del tecnico emiliano per il match di ieri hanno sorpreso in negativo.

SNATURARSI - Parliamo ovviamente della decsione di schierare il nuovo arrivato Soualiho Meité sulla trequarti al posto dell'indisponibile Hakan Calhanoglu. Con il senno di poi è sicuramente facile giudicare, ma anche Pioli nel post partita ha ammesso l'errore: "Credevo che ci servisse un centrocampista più fisico, le loro posizioni sono particolari. Avere Diaz in panchina mi avrebbe permesso di inserire un giocatore con altre caratteristiche, più bravo nel dribbling e nell'uno contro uno". Ovviamente nulla contro il centrocampista ex Torino, ma è stato evidente come le sue caratteristiche si siano rivelate inadeguate rispetto al ruolo fondamentale che è andato a ricoprire. Nel 4-2-3-1 del Milan quella del trequartista centrale è una posizione chiave: l'interprete è molto spesso quello che sposta l'ago della bilancia grazie alle sue giocate offensive, non facendo mai mancare il suo apporto in difesa e in fase di pressing. Hakan Calhanoglu ne è la sintesi perfetta: il numero 10 rossonero abbina qualità e quantità, e da quando è indisponibile è ancora più evidente come il cosiddetto "lavoro oscuro" del turco, fatto di movimenti, corse, posizionamento e scelte giuste, sia imprescindibile per questo modo di giocare. Brahim Diaz ha dimostrato di poterlo sostituire, seppur peccando dal punto di vista fisico e dell'apporto difensivo. Lo spagnolo però ha dalla sua dote tecniche di primissima scelta che nelle ultime uscite, ad esempio il controllo orientato che ha portato al rigore contro il Cagliari, sono risultate determinanti. La verità è che il calcio del Milan è prettamente offensivo, a tal punto da far sembrare la squadra addirittura sbilanciata in alcune situazioni. La bravura di Pioli è stata tutta nel trovare l'equilibrio, anche grazie alle doti uniche dei giocatori che ha a disposizione. Uno dei "segreti" del suo Milan è nel centrocampo, martello senza sosta in fase di pressing e di recupero del pallone, fioretto affilato e rapido quando si tratta di offendere. Il lavoro del tecnico rossonero è parso ancora più incredibile quando la squadra è riuscita a proporre lo stesso tipo di calcio, ovviamente con qualche piccola differenza, anche senza i titolari. In questa prima parte di stagione le defezioni sono state davvero tante, ma le secondo linee rossonere sono riuscite a mantenere intatto il concetto di identità tanto caro al mister. Senza Ibra, senza Bennacer, senza Rebic, senza Leao, senza Calhanoglu, senza Theo: in più occasioni il Milan ha dovuto fare a meno di loro ma il modo di giocare non è cambiato, a prescindere dall'avversario. La vera forza del Milan in questo anno di incredibile crescita è stata proprio questa, il non snaturarsi mai.

IMPARARE - Ma, almeno a parole, Pioli ha capito l'errore. Nelle interviste post partita l'allenatore rossonero ha ammesso la superiorità dell'avversario, ed è giusto sottolineare come ieri l'Atalanta abbia giocato una partita di grandissimo livello, annullando del tutto il Milan, ed ha ammesso tra le righe anche che la preparazione per questo big match non è stata ottimale. Dall'esterno la sensazione è che per la prima volta la partita sia stata preparata sull'avversario e non sui punti di forza dei nostri ragazzi. Le tante assenze, quelle di Calhanoglu in primis, avranno portato Pioli alle scelte che poi hai messo in campo dall'inizio, ma il pensiero di chi scrive è che una volta trovato un equilibrio è sempre pericoloso e azzardato cambiare. D'altronde è proprio il mister che da un anno a questa parte insiste in ogni occasione con il concetto di identità, a prescindere dagli interpreti. Un mantra che poteva sembrare la classica frase fatta ma che invece è proprio la chiave di tutto: il Milan si è dimostrato forte e convincente proprio grazie a questi principi di gioco ben definiti e riconoscibili. Battute d'arresto come quella contro la Juventus sono state digerite più facilmente proprio perché la squadra, al netto delle tantissime assenze, se l'è giocata al meglio delle proprie possibilità rimanendo fedele a quanto proposto in tutte le altre partite. Può darsi che anche con Diaz sulla trequarti e una preparazione al match diversa il risultato di ieri sarebbe stato lo stesso, ma di certo snaturarsi e cambiare (troppo) in base all'avversario è un errore da non ripetere. Il bello di giocare ogni tre giorni, proprio come diceva Ibra ieri sera, è che già martedì ci sarà la possibilità di rimediare. La sfida poi, anche se "solo" in Coppa Italia, è di quelle speciali: il 26 gennaio sarà derby contro l'Inter.

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