Io sto con Ibra. Per ricominciare a sognare...
Andrea Distaso
Tempo di test, di ultime verifiche prima dell'inizio ufficiale della stagione per i colori rossoneri. Ma quella che è appena iniziata è anche la settimana conclusiva per le trattative delle 20 squadre di serie A per quanto riguarda la sessione estiva del mercato.
Da un po' di tempo a questa parte, gli otto giorni che mancano esattamente al suono dell'immaginaria campanella, che alle ore 19 del 31 agosto darà il segnale per la chiusura dei battenti, potrebbero regalare incredibili palpitazioni ed imprevisti colpi di scena ai tifosi del Milan. Inutile girarci attorno, il nome di Ibrahimovic è entrato prepotentemente nell'attualità del club di via Turati e, tra indiscrezioni e smentite di rito, crea un animato dibattito tra gli amanti del Diavolo.
Lascio a chi più di me segue quotidianamente i molteplici sviluppi del calciomercato la lettura degli eventi che si stanno susseguendo sull'asse Milano-Barcellona, ma non posso non riscontrare il crescente ottimismo dei vari addetti ai lavori: la sensazione, insomma, è che l'affare si farà.
Nella discussione che divide gli estimatori del bomber di Malmoe ed i suoi detrattori, io mi schiero apertamente con i primi. E la premessa di partenza è che un attaccante di tale valore, a determinate condizioni, non si può rifiutare.
Ma abbandoniamo per un attimo tutte le discettazioni di natura puramente economica sulle modalità dell'operazione e sul peso dell'ingaggio sul bilancio societario e tentiamo di tralasciare sentimenti come la simpatia/antipatia personale per l'uomo Ibrahimovic.
Andiamo oltre, riponiamo nel cassetto le numerose perplessità suscitate dal giocatore double-face ammirato moltissimo nel nostro campionato, un po' meno nelle gare di cartello e nelle uscite in ambito europeo.
Nel Milan di oggi, quello che, non ce lo dimentichiamo, è uscito impoverito dalle cessioni di alto profilo delle ultime annate e dall'assenza di programmazione in sede di acquisti, l'attaccante svedese rappresenterebbe una scorciatoia molto astuta per limitare sensibilmente il gap con la corazzata Inter. Non risolverebbe, evidentemente, tutte le carenze e le lacune negli altri reparti, ma le nasconderebbe in maniera meravigliosa rendendo il gruppo di Allegri tanto incompleto quanto ancora più imprevedibile e quindi letale, come nel più assurdo dei paradossi.
In un colpo solo la Pato-dipendenza diventerebbe un ricordo e, rifacendomi alle parole di un noto dirigente che con Ibra ha condiviso vittorie durante la sua permanenza juventina, i problemi sarebbero degli avversari. Almeno nel torneo di casa nostra, Zlatan continua ad incutere timore nelle retroguardie nemiche che sarebbero costrette a raddoppiare, se non triplicare, gli sforzi per neutralizzarlo, lasciando così libero lo spazio per le sortite dei suoi compagni. Un magnifico solista capace di risolvere con i suo colpi certe partite, altrimenti destinate al classico segno X (chiedere dalle parti di Appiano Gentile per informazioni), e al contempo di favorire le iniziative degli altri campioni in rosa.
Non resta che aspettare, col sogno di questo finale di agosto pronto a tramutarsi in realtà e a rendere un po' meno effimero l'obiettivo di tornare a riempire la bacheca di via Turati.


