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Giovani, plusvalenze e rifondazione: che si faccia chiarezza subito, per il bene di tutti

23.05.2019 20:00 di Pietro Mazzara    per milannews.it   articolo letto 864 volte
Giovani, plusvalenze e rifondazione: che si faccia chiarezza subito, per il bene di tutti
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Che il messaggio arrivi forte e chiaro: il Milan non può e non deve essere né una squadra di passaggio né, tantomeno, un laboratorio per giocatori. Il Milan ha una storia vincente, una tradizione che è ben nota a tutti e la cui tangibilità è contenuta nella sala dei trofei del museo di via Aldo Rossi. Le voci degli ultimi giorni su quelli che sarebbero i piani presenti e futuri del club in materia di squadra, oggettivamente, fanno preoccupare e non poco. Sentire che la strategia è quella di puntare solo su giovani di talento, che possano anche diventare oggetto di plusvalenze future, non è un bel segnale che arriva alla piazza. Il tifoso del Milan è da oltre sei anni che fa la fame di successi, che si incazza per una qualità della rosa che non è mai pari alle aspettative, si è ridotto a esultare per una doppia qualificazione in Europa League e sarebbe pronto a sbocciare nel caso in cui, domenica, si tornasse in Champions dopo 5 anni solari d’assenza. C’è stato un ridimensionamento, ma non è solo con la politica dei giovani che si potrà tornare ad essere vincenti.

PATTI CHIARI, AMICIZIA LUNGA -  Fin dal giorno del suo insediamento, Elliott ha sempre sottolineato come il suo intento sia quello di riportare il Milan nell’élite del calcio mondiale, perché è quello il suo posto. Ora, dopo una prima stagione che volge al termine dove il colosso della famiglia Singer è entrato a treno in corsa, è arrivato il tempo di essere chiari con tutti, attraverso una comunicazione decisa di quelli che sono i piani strategici. Perché illudere i tifosi non è corretto, metterli al corrente di come si vuole agire è opera di chiarezza e trasparenza. Serve farsi sentire, servirà metterci la faccia. Ecco perché è auspicabile che Ivan Gazidis, ci si augura in una conferenza stampa aperta al confronto, possa illustrare a tutti il piano di risalita che ha studiato per riportare il Milan dove lo si vuole ricollocare. Ma attenzione, il club rossonero non è l’Arsenal per storia e mentalità. Probabilmente con gli indotti dei Gunners, si tornerebbe ad essere competitivi in Italia e, di conseguenza, in Europa. Nessuno chiede di vincere la Champions League domani, ma di tornare a duellare con costanza con Juventus, Napoli e Inter, quello sì.

QUESTIONE AREA SPORTIVA -  Per essere competitivi, poi, servirà una stabilità all’interno dell’area sportiva della società. Nel corso degli ultimi due anni solari, si sono succeduti alla guida del mercato Galliani, Mirabelli e Leonardo, con quest’ultimo che sembra prossimo ad abbandonare la nave. Ora si vocifera di Luis Campos, strabiliante talent scout del Lille che potrebbe ricoprire il ruolo di uomo mercato al Milan. Sì, tutto bello, ma non da Montecarlo. E accanto alla squadra chi ci starebbe? Chi sarebbe il volto italiano di una dirigenza sempre più straniera? Qui entra in gioco Paolo Maldini, il cui ruolo potrebbe essere potenziato, dandogli maggiori poteri come direttore tecnico, oppure servirebbe un vero e proprio direttore sportivo. Ancora pochi giorni e, forse, ne sapremo di più. Ma va ricordato a tutti che il claim “We are AC Milan” non debba subire una coniugazione al passato.


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