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Il mistero Leonardo. Il ruolo di Maldini. Il futuro di Gattuso. Il silenzio della proprietà

24.05.2019 00:00 di Luca Serafini    per milannews.it   articolo letto 2086 volte
Il mistero Leonardo. Il ruolo di Maldini. Il futuro di Gattuso. Il silenzio della proprietà

Ho pensato spesso, negli ultimi giorni, che il silenzio assoluto della società fosse un eccellente segnale di compattezza: prima i 90’ di Ferrara, poi un giro di vite alle chiacchiere. Atteggiamento ineccepibile. Fa niente se intanto sbocciavano centinaia di fiori nei giardini del futuro, la panchina, il mercato come in un quadro di Monet. Il bel tacer, ecco la risposta perfetta. 
Con il passare dei giorni, il silenzio ha lasciato spazio a spifferi e scricchiolii con crepe che sembrano condurre al crollo. Inquietante scenario in un palazzo ristrutturato ma evidentemente ancora inagibile. Il pavimento sotto ai piedi di Leonardo, Gattuso e Maldini non è più così solido. 
LEONARDO. Soltanto 10 mesi fa, il presidente Scaroni rivelava che il nuovo direttore fosse la risposta minuziosa a tutte le indicazioni fornite dall’identikit della proprietà. I requisiti di Leo calzavano a pennello e già l’accordo con Gazidis era raggiunto, in attesa di essere soltanto posto in opera. Cosa è cambiato nel ruolo, nelle mansioni del dirigente brasiliano? Nei suoi rapporti con Gazidis? Oggi i giornali parlano di “fallimento della campagna acquisti” con Higuain, Castillejo e Laxalt. Mi viene da ridere. Oggi i media sostengono che Gazidis rinfacci la spesa eccessiva sostenuta per Paquetà e Piatek. Mi scompiscio. Sono gli stessi che dicevano e/o scrivevano dei veti di Gazidis a Ibra, a Milinkovic, a questo e a quell’altro. Quindi quando Leo ha comprato Piatek e Paquetà, roba da 80 milioni, Gazidis era distratto? Dicono che i contratti di Leo e Maldini siamo troppo onerosi: e chi glieli ha fatti firmare, io? 
Qualche conto non torna. Nello scenario e nelle voci quotidiane incontrollate. Lunedì, subito dopo la Spal (passata in secondo piano come troppe volte è capitato in questa stagione), il silenzio va rotto e bisogna parlare. Dicendo cose e non balle di circostanza, esponendo problemi e soluzioni, strategie e filosofia. Non se ne può più del precariato.
MALDINI. Poche cose in questi mesi mi hanno indisposto come leggere o sentire quali fossero la sua esperienza e le sue responsabilità. Come se una dinastia come quella dei Maldini, che percorre i corridoi delle sedi e calpesta i prati di Milanello da 60 anni, non abbia sufficiente conoscenza per regalare un contributo enorme a una società digiuna da temi e passioni calcistiche. Come fosse l’unico a dover imparare qualcosa, in quella Pompei da ricostruire lasciata da Berlusconi dopo l’epopea della gloria. Strano come non si capisca che la sua sola presenza, in questa fase storica di passaggio, sia garante della solidità del progetto. 
Il suo addio dopo meno di un anno, sarebbe per certi versi persino più grave e inquietante di quello di Leonardo, ma altrettanto sconcertante. Sancirebbe il completo naufragio della prima fase.
GATTUSO. Ora che le quotazioni di Leonardo sembrerebbero così in caduta da sfociare nelle dimissioni, balzano in alto più che mai quelle dell’allenatore. Sempre secondo gli informatissimi media. Che strano modo di valutarne il lavoro hanno dunque questi nuovi proprietari? Badano a gioco, risultati e gestione dello spogliatoio o scelgono quello meno ingombrante tra due litiganti? E di colpo spariscono le decine di candidati alla panchina... Boh. 
FUTURO. Grazie a Dio, da lunedì prossimo ai silenzi o alle chiacchiere dovranno sostituirsi i fatti. Molti, concreti, limpidi. 
Ai minimi termini dopo 5 anni di teatrini e sfacelo tra il 2013 e il 2018, la pazienza si sta già esaurendo anche dopo questi primi 10 mesi di nuovo corso. Siamo al punto di non ritorno. 
Pensare che a 90’ dalla fine di una stagione così sconcertante, siamo a -1 dall’anti-Juve e -1 dalla Champions. Incredibile. 


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