Santificata la festa tra diverse polemiche
Tiziano Crudeli
Andiamo per gradi. Primo di entrare nel merito di alcuni aspetti che tengono banco è doveroso santificare una festa pagana. Domenica 20 febbraio 2011 per noi rossoneri è stata una ricorrenza importante. Sono infatti trascorsi 25 anni da quando, il 20 febbraio 1986, Silvio Berlusconi ha acquistato il Milan. Nel corso di un quarto di secolo la società rossonera ha conquistato 26 prestigiosi titoli (7 scudetti, 1 Coppa Italia, 5 Supercoppa di Lega, 5 Champions League, 5 Supercoppa Europea, 2 Intercontinentale, 1 Mondiale per club). A parte il Real Madrid nessun altro club ha vinto tanto. Un “Grazie Presidente !!”, è quantomeno doveroso. Archiviato il giorno della memoria milanista è tempo di dedicarci ai polemici fatti quotidiani. La sfida del Bentegodi non si presentava facile. I rossoneri erano reduci dalla sconfitta col Tottenham, i padroni di casa -prima d'incappare nel pesante rovescio di Cagliari- avevano alle spalle una serie di ottime prestazioni. Oltretutto avevano sconfitto il Napoli sia all'andata (1 a 3) che al ritorno (2 a 0), e l'Inter (2 a 1) , pareggiato con la Roma (2 a 2) e la Juventus (1 a 1) mentre negli ultimi tempi i ragazzi di Pioli hanno pure impattato con la Lazio (0 a 0) all'Olimpico di Roma. Un avversario quindi ostico. Qualsiasi commento a posteriori non può non partire dal gol di Robinho che ha sbloccato il risultato. Sull'assist di testa di Ibra, il brasiliano ha controllato la palla col braccio? Probabilmente sì. Già, ma come legge di compensazione è poi arrivato il meritato pareggio di Fernandes con la complicità di un grave errore, questa volta non dell'arbitro ma di Merkel fuori posizione e nettamente in ritardo sul cross dalla sinistra di Constand. Visto l'andamento il risultato era equo. Nella seconda frazione di gioco Allegri ha finalmente mischiato le carte e con alcuni azzeccati inserimenti (Oddo per Antonini, Pato per lo spento Cassano, e Boateng per l'inconcludente Merkel) ha dato nuove energie alla squadra rossonera. Il match-winner, è stato Alexandre Pato. Il suo gol è arrivato al termine di un'azione personale sulla sinistra, con tanto di dribbling, a rientrare verso il centro dell'area, su due giocatori del Chievo per poi concludere con un rasoterra di destro che ha mandato la palla a incocciare il palo interno per poi carambolare in fondo al sacco. Dunque c'è voluta la prodezza di un fuoriclasse per incamerare i 3 punti in palio. Per il Paperino è il gol stagionale numero 12 (10 in campionato in 11 partite da titolare, 2 in Coppa Italia). Il Milan ha avuto anche un altro paio di clamorose occasioni. La più nitida è capitata a Robinho, perfettamente servito da Pato, che una volta saltato il portiere si è allargato troppo e non ha trovato il tempo per centrare il bersaglio.
E' l'ennesima l'opportunità sprecata da Binho. Ma non si può chiedergli di essere perfetto anche come bomber. In ogni caso il suo score è buono (10 gol in campionato e 1 in Coppa Italia). Le discussioni per l'errore arbitrale si sprecano. Sia ben chiaro, al contrario di quanto accaduto all'Inter, il Milan non ha vinto grazie ad un errore arbitrale, che ribadisco era stato rimediato, ma per la giocata di un grande talento. Il bilancio numerico: Milan: possesso palla 65,9%, Chievo 34,1%. Tiri in porta: Milan nello specchio 6, fuori 6, per un totale di 12. Chievo nello specchio 3, fuori 4. Anche questi dati servono per avere un'idea più precisa dell'andamento dell'incontro. Le sviste dei direttori di gara sicuramente condizionano certi risultati. A Verona e Milano certe interpretazioni sbagliate hanno suscitato un vespaio di pericolose illazioni. A voler sottilizzare pure a Napoli c'è stato un episodio discutibile: la rimessa laterale assegnata al Napoli, dalla quale è partita l'azione del gol, doveva essere invertita. L'ultimo tocco è stato di Maggio. In vista del ngi match lunedì sera a San Siro altri motivi di accese discussioni sono nati dalla squalifica di Lavezzi. Il ragazzo non è vittima, semmai colpevole di un gravo gesto che ha danneggiato se stesso e penalizzato la sua squadra. Inutile voler cercare delle giustificazioni sostenendo che le prove televisive non sono chiare. Tra le righe i diretti interessati hanno ammesso la scorrettezza. In ogni caso qualsiasi team non può dipendere da un solo giocatore. Il Milan ha dovuto fare a meno per lungo tempo di elementi del calibro di Nesta, Pato, Pirlo, Boateng e Zambrotta eppure è riuscito egualmente a supplire a tali carenze rimanendo competitivo. Il Milan con Pato e col recupero di Boateng e di Pirlo ha notevoli margini di miglioramento. Alexandre deve soltanto entrare nei meccanismi tattici e se impara in fretta a muoversi negli spazi (come Inzaghi) allora possiamo star certi che gli assist di Ibra fioccheranno. Per ora sono 4 su un totale di 11. Boateng invece assicura nuova linfa ad un centrocampo rossonero che necessita di maggiore sprint, incisività, aggressività.


