Sentenza a metà
Pietro Mazzara
E’ arrivata puntuale, come un orologio svizzero, la stangata della commissione disciplinare dell’UEFA contro Gennaro Gattuso per i fatti accaduti nel post gara di Milan-Tottenham dove il capitano rossonero si è reso protagonista di una rissa con il vice allenatore degli Spurs, Joe Jordan.
Il massimo organo federale europeo è sempre stato molto attento e molto intransigente nel valutare gli episodi di violenza durante le sue manifestazioni e le sanzioni comminate, negli anni passati, ne sono la piena dimostrazione.
Tuttavia c’è da sottolineare ed evidenziare un fattore che, molto spesso, viene fatto passare in secondo ordine ovvero quello della provocazione. E’impossibile che Gattuso, di sua spontanea volontà, abbia deciso di punto in bianco di aggredire Jordan e, come ha riferito il suo agente nei minuti successivi all’emanazione della sentenza, è incredibile che l’aspetto provocatorio non sia stato preso in considerazione in fase di giudizio.
A pagare per tutti, alla fine, è stato Rino, la cui fedina “penale” in campo europeo recita una sola espulsione dal campo in 104 gare ufficiali disputate.
Il rispetto è un valore sacro ed è uno dei primi insegnamenti che vengono impartiti nelle scuole calcio ai bambini che sognano di arrivare, un giorno, a calcare il prato di San Siro come i loro beniamini e Gattuso, a dispetto di altri suoi colleghi, ha sempre giocato con lealtà, dandole e prendendole senza mai dire nulla.
In conclusione, la sentenza della UEFA, a ben vedere, è una sentenza a metà perché punisce solo chi ha reagito e non chi ha provocato come invece era successo per la rissa tra Valencia e Inter dove entrambe le parti vennero stangate in maniera esemplare.


