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Valeri e i tifosi. Milano e Ponte Milvio. Il Milan e le CoppeTUTTOmercatoWEB.com
sabato 08 maggio 2021 00:00Editoriale
di Mauro Suma
per Milannews.it

Valeri e i tifosi. Milano e Ponte Milvio. Il Milan e le Coppe

Sarebbe molto comodo grattare la pancia ai tifosi del Milan e scagliarmi contro l'arbitro di turno. Potrei ammiccare, fare un po' il piacione e un altro po' il populista e dire sì avete ragione, ci trattano male, ci vogliono morti. Bravo, sì, giusto, grande...Potrei farlo, si può fare tutto. Ma anche no. Un Milan che piange prima delle partite e che prepara una grande sfida dando addosso all'arbitro, non sarebbe il Milan. Non è il Milan. Ci hanno mandato Valeri...mi avere massacrato: contiamo poco, siamo questi, non ci facciamo sentire. E chi dovevano mandarci ragazzi, la fata turchina? Veniamo da anni particolari, l'arbitro perfetto non esiste. E, a livello di sentiment dei tifosi che rispetto ma che non cavalco, qualsiasi arbitro designi sbagli. Vero, Valeri tende e innervosirci e la quota di 13 espulsi in 33 partite spaventa molto anche me. Ma i primi a non innervosire l'arbitro dobbiamo essere noi. Dobbiamo essere noi a pensare solo al campo e all'avversario, a far bene e a raccogliere quel che meritiamo, a rispettare gli sforzi e i luoghi comuni sfatati per arrivare fin qui dal gennaio di un anno ad oggi. Lamentarsi prima delle partite significa pensare da vittime. E le vittime, soprattutto quelle sacrificali, non vincono mai nulla di particolare. 

Non faccio mai il moralista sulle feste altrui. Non ha causato contagi la festa per la coppa Italia dei tifosi del Napoli un anno fa e sono pressochè certo (non solo un virologo, ma dico la mia esattamente come fanno loro...) che sarà così anche dopo la festa dei tifosi dell'Inter di domenica scorsa. E approvo la festa normata e regolata di questo pomeriggio all'aria aperta. Fare i medievali e rinchiudersi sotto terra rispetto al virus come ancora oggi chiedono i più oltranzisti fra gli opinionisti-virologi, significherebbe aver buttato via un anno e mezzo. Se ci sono norme, regole e aria aperta, bisogna vivere. E quindi anche festeggiare uno scudetto. Conta zero, ma approvo e benedico. Quello che critico, contesto e demonizzo è ben altro. Mi riferisco agli individui che hanno orinato davanti a Casa Milan e ai giovinastri tribali (ci sono i filmati) che hanno bruciato la nostra maglia in strada. Non mi interessa per chi tifano, perchè purtroppo individui del genere rischiano di esserci ovunque. Ma a Milano no. Milano, con tutto il rispetto, non è Ponte Milvio. A Milano ci detestiamo e ci sfottiamo, ma bruciare la maglia dell'avversario come facevano con la bandiera a stelle e strisce nella Teheran di fine anni '70 no. Questo no. Milano non se lo merita e queste bestioline non si meritano Milano. 

Chiudo veloce. Il rischio dell'esclusione dalle competizioni europee è scongiurato. Curioso come in un battibaleno la notizia il Milan rischia i fulmini dell'Uefa sia diventata causa Juve contro il Milan e le altre. Sull'uno e sull'altro fronte valga quello che lo stesso presidente della Fifa Infantino ha sottolineato: la necessità di ricostruire il dialogo, evitando minacce di sanzioni, la risoluzione dei problemi, quelli veri, quelli che hanno costretto 12 club all'extrema ratio della Superlega. Se nella comunicazione della Superlega qualcosa di molto rilevante non ha funzionato è giusto ammetterlo. Con stile e con buona creanza. E con gesti come quello dell'accordo Uefa ma anche delle dimissioni del Presidente rossonero Paolo Scaroni in Lega, dimissioni che gli altri club e il presidente Dal Pino non vedono l'ora di respingere e di non recepire ma che sono comunque state un atto formale orientato alla ricerca di armonia, dimostrando neutralità e sensibilità. Un passo laterale, più che un passo indietro, nell'ottica di una ripresa del dialogo costruttivo all'interno degli organi di governo del nostro calcio. Questo è il Milan.

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