Allegri, errare è umano, perseverare è diabolico
Salvatore Trovato
"Ha fatto discretamente bene a Cagliari ma domani mi aspetto che Seedorf faccia meglio". Così parlava Massimiliano Allegri alla vigilia del match con l'Udinese, dopo aver scrutato e analizzato la prestazione - non certo esaltante - dell'olandese, che aveva ricoperto un ruolo non suo, quello di Andrea Pirlo, in soldoni, davanti alla difesa. Altro giro, altra prova anonima, stavolta contro l'Udinese, accompagnata da una sonora e "solenne" bordata di fischi. Seedorf, dopo aver steccato alla sua "prima" da metronomo al Sant'Elia, incappa in un altro pomeriggio da incubo, prima di abbandonare il terreno di gioco nella ripresa, per una sostituzione tanto giusta quanto inevitabile.
Perché Allegri, dopo aver constato le difficoltà del numero dieci rossonero ad assorbire le dinamiche nel nuovo ruolo, ha insistito (perseverando e azzardando) senza indugio, riproponendolo davanti ai centrali di difesa? Non era meglio cucire sulle caratteristiche di Seedorf un abito da mezz'ala? Anche lo stesso Pirlo, nelle ultime apparizioni, su indicazioni proprio di Allegri, ha spesso abbandonato la sua zolla per allargarsi sugli esterni, evitando così di regalare punti di riferimento agli avversari. Seedorf, se la memoria non ci inganna, ha fatto scuola giocando sul centro-sinistro della mediana rossonera: perché, dunque, non facilitare il compito dell'olandese, già in cattiva luce agli occhi del popolo milanista, posizionando Strasser o Gattuso al centro, provando così a proteggere maggiormente la porta di Amelia? Tante domande, poche risposte: quello che resta, e balza agli occhi, è la cattiva prestazione del numero dieci rossonero, scontata, prevedibile, certamente evitabile. Allegri ha osato troppo, probabilmente sottovalutando la situazione.


