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L'anticipo di Galli - Allegri, il gioco e il risultatoTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli
per Milannews.it

L'anticipo di Galli - Allegri, il gioco e il risultato

Quanto accaduto nella gara tra Como e Milan dello scorso giovedì sera ha lasciato numerosi strascichi. Mi riferisco, come avrete capito, al rapporto fra lo sviluppo della gara e il risultato finale: il Milan è uscito vittorioso dallo stadio Sinigallia per 1-3, subendo però il gioco dei lariani per gran parte dell’incontro.

La discussione è nata fra gli addetti ai lavori nell’immediato post-partita e si è poi allargata ai social media, innescando la classica contrapposizione tra “giochisti” e “risultatisti”: una dicotomia perfetta per alimentare un contraddittorio che accresca audience, contatti, likes a seconda dei differenti media in cui ha sede. Un dualismo che in teoria non avrebbe ragione di esistere, perché tutti vogliono vincere: l’esito a cui ogni allenatore vuole arrivare è il medesimo. La differenza sta semmai nella concezione del processo che porta all’esito.“Nessun allenatore lavora e prepara le partite per partecipare, tutti vogliono vincere e tutti, pertanto, sono risultatisti ossia legati al risultato. La sconfitta mi fa star male”, ha detto in modo molto esplicito Roberto De Zerbi, oggi ritenuto unanimemente, insieme a Fabregas e al maestro Guardiola, tra i maggiori esponenti della cosiddetta fazione dei giochisti. I giochisti, quindi, sono coloro che hanno maggiormente a cuore il “come”, il processo attraverso cui si arriva alla vittoria sul campo: un processo che consiste, in sintesi, nella volontà di avere il possesso del pallone e rendere partecipi all’azione tutti i giocatori della propria squadra.

Dall’altra parte, su tutti, c’è il nostro Max Allegri, con il suo notevole palmares, capostipite della pragmatica filosofia del “corto muso”, mutuata dal mondo dell’ippica, secondo cui per vincere basta “mettere il musetto davanti all’avversario”: in altre parole, vincere con il minimo scarto lasciando intendere che la vittoria, e il suo valore, non dipendano necessariamente dalla qualità del gioco espresso in campo dalla squadra. Le azioni dei primi due gol segnati dal Milan a Como sono il manifesto del pragmatismo allegriano: un passaggio e una conduzione per ottenere il rigore (due giocatori coinvolti); un lancio, una conduzione, un passaggio, un controllo di petto e un tiro (tre giocatori coinvolti) per ribaltare il risultato e portare la squadra in vantaggio. Tutto davvero molto efficace: e, da milanista, ho esultato per il risultato.

Però c’è un “però” che riguarda la narrazione secondo cui la prestazione rossonera sia stata pianificata. Ma davvero pensiamo che Allegri e il suo staff lavorino tutta la settimana per subire il gioco avversario, farlo sfiancare e colpirlo al momento opportuno e, come nella partita con il Como, lasciare il 68% del possesso palla, consentendo 700 passaggi contro i nostri 200, regalando conclusioni a raffica e confidando nelle parate di Maignan? Certamente no. Piuttosto, l’idea di Allegri è di avere un blocco squadra piuttosto basso, proprio per difendere il reparto difensivo: perfettamente condivisibile. 

Il tema, allora, è quello dell’interpretazione in campo di questa richiesta che, come ho detto altre volte, diventa eccessiva e pericolosa perché porta il pericolo troppo vicino alla nostra porta. È un’interpretazione che alla lunga, se non nel campionato italiano, in Europa non potrà portarci lontano.

Guardiamo insieme qualche dato che riguarda le cinque principali Leghe europee: 

Soltanto in Francia il Lens, in testa alla Ligue1, ha una percentuale di possesso palla inferiore al 50%, esattamente il 48% (ma il PSG. Secondo, ha il 71% e il Marsiglia, terzo, il 59%); in Spagna, la Liga vede Barcellona e Real Madrid, prima e seconda, rispettivamente con 69% e 59%; in Bundesliga la capolista Bayern ha il 67%, il Dortmund secondo il 53%; in Premier l’Arsenal capolista ha il 59%, il Liverpool quarto ha il 61%. In Italia il Como è primo con il 60% mentre l’Inter, capolista, ha il 58%, il Milan, secondo in classifica, è nono con il 52%. (dati forniti da KamaSport).

I numeri vanno interpretati e un solo valore può dirci tutto e niente: avere un’alta o bassa percentuale di possesso palla non significa vincere o perdere. Però ci suggerisce quanto una squadra voglia tener la palla, voglia essere dominante e, dal mio punto di vista, questo dovrebbe fare un grande Club, dovrebbe fare il Milan. 

Ho già espresso più volte il mio sostegno a Max e a Igli Tare quali garanti del nuovo progetto tecnico e mi auguro che la barra sia dritta verso la direzione che riporti il Milan al suo blasone, al suo stile, al suo “standing” europeo, quello che ha fatto dire a Florentino Perez, presidente del Real Madrid, “in Europa il nostro rivale storico è il Milan”.