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Giochisti o risultatisti, un dato dice che Fabregas e Allegri non sono poi così diversi

Giochisti o risultatisti, un dato dice che Fabregas e Allegri non sono poi così diversiTUTTO mercato WEB
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Dimitri Conti
Oggi alle 13:22Serie A
Dimitri Conti

C'è una polemica che va avanti ormai da anni nel panorama del calcio italiano e che è stata rinfocolata la settimana scorsa dalla partita vinta 3-1 dal Milan sul campo del Como, quella tra chi preferisce gli allenatori 'giochisti' e chi i 'risultatisti'.

Un concetto che in termini concreti è pure difficile da spiegare, ma che è divenuto forte con l'imporsi di Max Allegri ai massimi livelli, grazie in primis alla definizione di Corto Muso e tramite la volontà spesso espressa dal tecnico livornese di respingere il concetto del 'bel gioco' in favore del pragmatismo che impone la strenua ricerca del risultato. Partendo dal presupposto che non esistano in ogni caso allenatori che chiedano alle loro squadre di giocare male o che non preparino dei piani gara, così come dall'altro lato non è pensabile che davvero c'è chi preferisca perdere rispetto al disputare partite sporche, c'è comunque un dato che avvicina Allegri e Fabregas, protagonisti di una polemica a distanza e (forse a loro insaputa) divenuti capo-popolo di due fazioni antagoniste, più di quanto non sembri limitandosi a osservare le dinamiche del dibattito pubblico.

Giochismo o risultatismo, qualsiasi sia la filosofia che preferite, il Milan e il Como sono accomunate dall'aver subito appena 16 gol nelle prime 21 giornate di questa Serie A, dato che le rende le seconde migliori difese del torneo ex aequo, dietro unicamente alla Roma. Qualsiasi sia la strada scelta per arrivarci, è questa probabilmente la morale della storia, si possono ottenere risultati ed esiti simili anche affrontando percorsi profondamente diversi tra loro. Le interpretazioni difensive diametralmente opposte di Milan e Como, paragonate al numero uguale di gol subiti, lo dimostra.

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