L'anticipo di Galli - L'insostenibile leggerezza del Derby
Eccoci di nuovo: noi e loro, rossoneri e nerazzurri, casciavit e bauscia. La classifica recita 67 punti Inter, 57 Milan: e se è vero che quanto fatto finora conti poco o niente per stabilire chi sia il favorito in una gara secca ad alto tasso di emotività, non possiamo nemmeno ignorare questo dato di fatto.
Come vivo il derby? Oggi lo attendo e lo vivo da spettatore-tifoso, un po’ come lo vivevo in un passato remoto: in mezzo quasi cinquant’anni, di cui trenta vissuti con ruoli diversi nell’ecosistema rossonero.
Da ragazzino-tifoso andavo spesso allo stadio con l’autobus del Milan Club di Arcore, a volte in auto, con gli amici più grandi, esperienza un po’ più “pericolosa”, come la definivano i miei genitori; e come dar loro torto, specie dopo che una mattina i carabinieri si presentarono a casa chiedendo di me: la sera prima ci avevano colti in flagrante nel tentativo di appropriarci degli estintori dei TIR parcheggiati alla dogana di Concorezzo. Estintori? Eh sì, estintori! A quei tempi si portavano in curva e si azionavano spruzzando schiuma ovunque: il derby, va da sé, giustificava (quasi) tutto!
Facciamo un salto avanti negli anni e arriviamo ai primi derby vissuti da giocatore. A volte si parla di spensieratezza, di dover alleggerire la tensione. Per quel che ricordo, nella settimana che portava alla partita, tra noi, compagni di squadra, non si parlava degli avversari. Erano i Mister a parlarcene, da Castagner, a Liedholm fino a Sacchi e Capello. Vedevamo spezzoni di partite, quelle più recenti giocate da noi e da loro. Partite registrate sulle indimenticabili cassette VHS. Ci si trovava nello spogliatoio prima dell’allenamento e, a ridosso della partita, nella sala video, con più schermi, appositamente adibita nel piano sotterraneo del Centro Sportivo di Milanello. Si respirava una feroce determinazione e, secondo me, c’era un solo modo per sentirsi pronti: essere consapevoli di aver fatto e dato tutto, veramente tutto, durante la settimana!
Poi c’era la partenza da Milanello, con i tifosi a salutarci, il percorso in autostrada scortati dalle forze dell’ordine, fino all’arrivo allo stadio, a San Siro. Negli anni della presidenza Berlusconi, e soprattutto quando si giocava in casa (anche se quella è sempre la nostra casa!), ci aspettava una marea rossonera che sembrava trascinarci fino all’ingresso della rampa che porta nella pancia dello stadio più bello d’Italia. Ci si spogliava e poi ci si disponeva alla spicciolata nel piccolo spazio adibito a palestra per il riscaldamento, moquette verde, noi in una metà, loro nell’altra. In campo si accedeva soltanto appena arrivati, ancora in borghese, per capire con quali tacchetti giocare (io sempre 17 dietro e 15 davanti) e solo pochi istanti prima del fischio d’inizio si poteva calpestare il manto erboso per provare la tenuta degli scarpini. Poi era magia, la magia che solo quella maglia e quello stadio ti possono dare.
Altro salto in avanti nel tempo ed eccoci al derby che si giocherà tra meno di 48 ore. Seppure in cuor mio io continui a credere nel miracolo, occorre essere razionali: questo derby ci può regalare solo la soddisfazione della vittoria (e non sarebbe poco!). Sette punti di distacco sarebbero ancora tanti, troppi per la rincorsa al primo posto; e se malauguratamente dovesse andar male, il posto in Champions (obiettivo dichiarato fin troppo chiaramente dalla società) mi sembra si possa considerare ormai in cassaforte.
Che cosa mi aspetto, quindi, da questo Derby? Mi aspetto un’Inter determinata che vorrà fare la partita e dall’altra parte un Milan ordinato, con il solito baricentro basso pronto a sfruttare lo spazio che l’Inter potrebbe lasciare alle spalle dei propri difensori o tra le maglie della loro struttura difensiva. E qui sorge un altro quesito: come stanno i nostri attaccanti? Leao sembra in ripresa mentre Pulisic continua a palesare difficoltà nel tornare a essere il Capitan America decisivo che conoscevamo. Füllkrug complice la frattura del piede, non sembra in grado di tenere per l’intera partita mentre Nkunku continua ad avere alti e bassi. Impossibile, pertanto, lo schieramento che mi piacerebbe vedere in attacco: Füllkrug punta centrale, Leao leggermente più dietro (a sinistra-centro) e Pulisic esterno a destra.
In mezzo al campo, dove loro sono davvero forti, dovremo essere tutti al top, dal primo all’ultimo minuto: e a volte qualcuno (vedi Fofana a Cremona) non è così presente sin dal fischio d’inizio. Modric e Rabiot, comunque, non li cambierei con nessuno.
La nostra difesa, pur priva di Gabbia operato nei giorni scorsi per un’ernia inguinale (a proposito: in bocca al lupo Matteo per un ritorno veloce!), si è dimostrata solida grazie anche alla struttura e all’organizzazione predisposta da Max Allegri. Di fronte avrà l’attacco più forte del campionato (64 goal!) ma un conto, per loro, è avere in campo Lautaro un altro è non averlo. Quindi sebbene in emergenza numerica la retroguardia mi sembra affidabile. Infine Maignan. Mike resta una certezza nonostante qualche recente sbavatura, contro Como e Parma.
Chiudo auspicando una partita dai toni accesi, un derby non può non esserlo, ma priva di isterismi, sceneggiate e simulazioni. Sarà il biglietto da visita del nostro calcio nel mondo e se vogliamo tornare ai vertici, se vogliamo essere un punto d’arrivo e non di passaggio per i giocatori più forti, cominciamo a mostrarne il volto migliore a partire da questa domenica. Magari tingendo il Derby di rossonero!






