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Ramazzotti su Leao: "Con il suo addio il Diavolo avrebbe i soldi per dare l’assalto a Sorloth"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 23:50Calciomercato Milan
di Federico Calabrese
per Milannews.it

Ramazzotti su Leao: "Con il suo addio il Diavolo avrebbe i soldi per dare l’assalto a Sorloth"

Andrea Ramazzotti, sullaGazzetta dello Sport ha parlato così del futuro di Rafael Leao: "In caso di addio, Leao lascerebbe il Milan dopo essere arrivato nell’estate 2019. Ha un contratto fino al 2028 che gli garantisce 5,5 milioni netti più bonus. Lo United non avrebbe difficoltà a corrispondergli questa cifra o anche di più. Impossibile invece che il Milan ottenga i soldi della clausola rescissoria, fissata a 175 milioni quando sperava in un suo ingresso tra i migliori al mondo. Adesso Furlani e Tare si accontenterebbero... di un terzo. I fischi dei tifosi delle ultime due partite casalinghe, abbinate con l’utilizzo nel ruolo non gradito di centravanti, stanno facendo riflettere Rafa sull’addio al club che gli è entrato nel cuore.

La condizione che filtra dalle persone a lui vicine è che la proposta arrivi da un top club, perché vuole lasciare il Milan solo per una società dello stesso prestigio. Al momento il no al trasferimento all’Arabia è deciso. In futuro vedremo. Di certo con il suo addio il Diavolo avrebbe i soldi per dare l’assalto al norvegese Sorloth, che vuole lasciare l’Atletico e strizza l’occhio ai rossoneri, oppure per scegliere uno degli altri “9” tenuti d’occhio: da Jackson, di rientro al Chelsea, a Vlahovic, che ancora non ha rinnovato con la Juve, passando per Gonçalo Ramos, che ad Allegri piace come Sorloth, ma costa di più ripetto all’ex Villarreal".

Se Milan-Juve non piace non è solo colpa di Max. Arbitropoli: per una volta conviene stare fuori dal giro (LEGGI QUI)

di Franco Ordine 

Breve coda alla polemica di inizio settimana. Ho sentito commenti e giudizi scandalizzati a proposito della qualità del calcio esibita da Milan e Juve nella sfida di domenica scorsa. Giusto. Non è la prima volta che in vista di qualche obiettivo primario, le squadre abbiano deciso di adottare una strategia attendista al fine di evitare rischi eccessivi. La qualità di calcio vista è probabilmente identica a quella segnalata anche in Atalanta-Juve finita 0 a 1 con gollonzo di Boga. Ma il punto della questione è un altro e cioè: se Milan-Juve è stata così brutta la responsabilità dello spettacolo è solo di Allegri? E qui si scoprono gli altarini perché la stroncatura è stata messa nel conto soltanto di Max e non invece, in qualità di co-responsabile, anche di Spalletti. Il quale tra l’altro, a parziale giustificazione del suo zero in attacco, ha dichiaratoa fine partita: “Ragazzi, è complicato fare gol al Milan!”. Fine del dibattito.

DI STRISCIO- Le cronache sull’indagine che ha sconvolto il mondo del calcio italiano e in particolare il mondo degli arbitri italiani finita sotto il titolo di “arbitropoli” hanno sfiorato indirettamente il Milan. Come? Spiegazione qui di seguito. Secondo il pm Ascione che ha indagato Gianluca Rocchi, designatore di serie A e B, nella notte del 2 aprile 2025, dedicata allo svolgimento della semifinale di andata di coppa Italia (1 a 1 il risultato finale del derby con il Milan in casa), ci fu un incontro tra Rocchi “e più persone” per “schermare” la designazione di Doveri, sgradito all’Inter, per la finale”. In effetti le designazioni andarono esattamente in quella direzione. Con la noività imprevedibile per lor signori che a qualificarsi per la finale fu poi il Milan di Conceiçao (3 a 0 al ritorno con Simone Inzaghi che ripete stizzito al quarto uomo Aureliano “non voglio recupero!”). A dirigere la finale di Roma fu infatti puntualmente indicato Mariani che secondo i milanisti sorvolò sulla gomitata di Beukema a Gabbia in area di rigore rossonera (il responsabile eventuale fu il varista che non intervenne). Per una volta, ecco dove voglio arrivare, la completa assenza del Milan dal panorama politico-istituzionale del calcio italiano si è rivelata un vantaggio. Altra differenza di cui ora, alla luce di certi sviluppi il Milan può vantarsi, è che non ha mai inserito nei propri ranghi dirigenziali la figura dell’addetto agli arbitri. 

POLITICA- Questo non significa che da qui in avanti non si debba occupare del settore. Specie con le elezioni alle viste di Malagò a presidente federale, attese per il 22 giugno, forse è il caso di attrezzarsi e comunque di fare in modo che il club abbia voce e svolga un ruolo da protagonista invece di continuare ad andare dietro le iniziative altrui. 

MERCATO- Dalle recenti indiscrezioni provenienti da radio-mercato si colgono i primi incoraggianti segnali di una guida strategica al prossimo appuntamento, condivisa tra club e area tecnica. E bisognerebbe aggiungere finalmente.