Con quella rosa corta, mi fai girare la testa
Antonello Gioia
Il brano del cantante napoletano Angelo Famao "Tu si a fine do' munno" ha travalicato ormai qualsiasi confine, tanto da diventare virale nell'interpretazione di un gruppo di musicisti del Trentino-Alto Adige. È l'ora, dunque, che il suo testo venga anche applicato al Milan, cercando di analizzare con una punta di ironia - senza assolutamente voler sminuire la questione - l'attuale situazione del club rossonero.
MILAN, I PROBLEMI DELLA ROSA CORTA
"Con quella rosa corta, mi fai girare la testa", si potrebbe, dunque, dire, cambiando il termine "gonna", usato da Famao, con il riferimento al roster a disposizione di Ruben Amorim. Perché, con le partite ogni tre giorni a causa delle due competizioni da affrontare - si spera - per tutta la stagione, l'altalena del Milan sta diventando difficile da digerire. Di quelle che sì, tra un avanti e indietro, prima alto e poi basso, poi indietro e poi avanti, poi basso e poi alto, su e giù su e giù, ti fanno girare fortissimo la testa. Il motivo è piuttosto chiaro: la rosa è troppo limitata - corta, per restare nel testo del brano - per essere competitiva ogni tre giorni sia in campionato che in Europa League; essa è, oggettivamente, limitata nella quantità e scadente nella qualità, soprattutto delle alternative.
Non è un caso, perciò, che il Milan faccia fatica a tenere la barra dritta per più di due partite consecutive: con impegni così ravvicinati, sopattutto quando il livello dell'avversario si alza (Bournemouth e Bologna sono nettamente più forti e organizzate di Salisburgo e Udinese), i limiti della rosa e della qualità dei calciatori vengono al pettine. Il tutto è, chiaramente, peggiorato dai tanti infortuni e dalla necessità - ci ho pensato un attimo prima di utilizzare questo termine, ma questo discorso meriterebbe un approfondimento a parte - di posizionare giocatori fuori ruolo per sopperire alle assenze.
MILAN, IL CALCIOMERCATO AIUTI AMORIM
Come ho personalmente già scritto dopo Bournemouth, ci vorranno almeno un paio di sessioni di mercato per sistemare più o meno il discorso rosa, regalando ad Amorim i calciatori giusti per le sue idee e per tutte le partite da affrontare. Però, è altrettanto vero che in estate bisognava fare di più: in tanti - il sottoscritto, la nostra redazione, i colleghi delle altre testate - in estate avevano già sottolineato anche pubblicamente ai diretti interessati la necessità di aiutare l'allenatore nelle scelte di mercato; innanzitutto, per esempio, con la nomina di un dirigente di campo che si confrontasse con lui sulle strategie singole e generali. Perché l'allenatore deve fare l'allenatore, non il direttore sportivo. E non è un 'modo di fare italiano', espressione spesso utilizzata in modo denigratorio, ma che è utilizzato in tutti i campionati e da tutti i club, Premier League compresa. Se ci si riferisce solo al calcio, naturalmente, anche perché il paragone con qualsiasi altro sport non dovrebbe far testo.
La chiave ora è fare i conti con la realtà: cercando di recuperare gli infortunati, bisogna tirare fino a gennaio, quando - secondo promessa di Cardinale - qualche primo rinforzo arriverà. L'importante è che tutto ciò che si concretizzi e che si limitino al massimo gli errori di valutazione (dalla permanenza assurda di Estupinan e Loftus-Cheek, all'elezione di Camarda come unico vice Goncalo Ramos passando per la scelta di non comprare un altro centrale di livello), magari proprio con l'ausilio di un dirigente di campo al fianco di Amorim. Che, al di là di tutto, continua a meritare tempo e fiducia. E aiuti.


