20 febbraio 1986, nasceva il Milan di Berlusconi. Galliani: "Un visionario, il suo è stato un atto d'amore"
Il 20 febbraio 1986 il Milan passava da Giussy Farina a Berlusconi: quarant’anni dopo, l’ex amministratore delegato rossonero Adriano Galliani ripercorre quei momenti in un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.
Il primo incontro risale al 1° novembre 1979. "Con una stretta di mano gli ho venduto il 50% della mia azienda, l’Elettronica Industriale. In quell’occasione gli dissi che ero proprietario del Monza e lui mi raccontò di essere milanista fin da bambino». A tavola, ricorda, c’erano anche Fedele Confalonieri e Aurelio Cazzaniga: si parlò di televisioni, ma anche «dei pomeriggi all’Arena a vedere il Milan di Nordahl e Liedholm".
L’idea di acquistare il club maturò anni dopo, a Saint Moritz. "Gli dissi: “Se perdiamo soldi con il Monza in B, immagini i costi di una squadra di A”". Ma la risposta fu netta: "Adriano, il Milan non afferisce al business ma ai sentimenti". Una dichiarazione che Galliani definisce "una frase d’amore".
Del giorno dell’acquisto ricorda tutto: "Ero a Parigi con lui per il debutto di La Cinq. Brindammo sulla Tour Eiffel a due avventure". Il Milan, però, "non fu un trampolino di notorietà, ma un atto d’amore. Lo comprò senza sapere l’entità dei debiti".
Galliani è netto: senza Berlusconi, quei 29 trofei in 31 anni non sarebbero arrivati. "Entravo ad Arcore camminando, uscivo volando. Se fosse stato un calciatore, sarebbe stato Pelè". E aggiunge: "Ogni dodici del mese andiamo a messa ad Arcore per ricordarlo".
La svolta tecnica arrivò il 1° luglio 1987 con l’arrivo di Arrigo Sacchi. "Fu un visionario", dice Galliani. Il primo colpo simbolico? Roberto Donadoni, strappato all’asse Atalanta-Juve. "Così dimostrammo che al tavolo c’eravamo anche noi".
Tra i ricordi più intensi, la finale di Coppa dei Campioni contro la Steaua: "Aveva le stelline negli occhi. Mai più visto così felice". Anche dopo la cessione del club, Berlusconi continuava a interessarsi alle vicende rossonere. E su Allegri sorride: "Dopo cinque minuti ad Arcore era già l’allenatore del Milan". Poi la battuta finale: "Tifo per Max? Di più. Abbiamo passato insieme San Valentino. Le basta?".
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