Fonseca sulla guerra in Ucraina: "Sempre più indignato, droni e missili cadono ogni giorno"
Quattro anni dopo l’inizio dell’invasione russa, Paulo Fonseca ha emesso sentenza riguardo il tema di forte attualità. In un’intervista a L’Équipe, l’allenatore dell'Olympique Lione ed ex Milan si è detto "sempre più indignato" di fronte alla situazione in Ucraina, un Paese a cui resta fortemente legato calcisticamente parlando per il suo vissuto da tecnico dello Shakhtar Donetsk dal 2016 al 2019, nonché terra d'origine della sua compagna Kateryna.
Una guerra ancora in corso, con la popolazione ucraina ridotta a vivere in uno stato di perenne angoscia tra bombardamenti e mine o bombe inesplose. Senza giri di parole, ancora segnato dal proprio vissuto e da quello della sua famiglia, Fonseca ha raccontato: "Gli attacchi contro l'Ucraina sono sempre più massicci e letali", le prime parole del tecnico portoghese. "Da quando Donald Trump è tornato al potere (...) la situazione è nettamente peggiorata, centinaia di droni che cadono ogni giorno, decine di missili".
Fonseca ha affermato di sentirsi "un po' ucraino", mostrando da un lato il suo attaccamento al Paese e dall'altro le ferite che riporta il conflitto con la Russia. "Le persone cercano di vivere una vita normale, ma credo sia impossibile. È una quotidianità terribile". Un legame così forte da venire messo in risalto da Fonseca stesso, nella speranza di fare ritorno in Ucraina: "Mi piacerebbe molto guidare la nazionale, o tornare allo Shakhtar", ha svelato il 52enne.
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