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Il caso Bastoni fa cadere ogni dubbio: è il momento di aggiornare il protocollo VARTUTTO mercato WEB
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ieri alle 22:54Serie A
di Simone Bernabei

Il caso Bastoni fa cadere ogni dubbio: è il momento di aggiornare il protocollo VAR

Minuto 42 di Inter-Juventus, derby d'Italia seguito in tutto il mondo. L'arbitro La Penna prende un abbaglio clamoroso ed estrae senza esitazione il cartellino giallo, il secondo, verso Pierre Kalulu. Giallo più giallo, espulsione per il francese e Juventus in 10 per oltre metà partita. Un abbaglio dicevamo: Kalulu nell'occasione allunga sì il braccio, ma senza commettere alcun tipo di fallo su Alessandro Bastoni. Il difensore dell'Inter, da qualunque inquadratura la si guardi, è autore di un tuffo, di una simulazione vera e propria. Che porta al cartellino rosso dell'avversario. Ironia della sorte: se La Penna avesse ravvisato la simulazione, a finire sotto la doccia sarebbe stato proprio il centrale azzurro, precedentemente già ammonito. Una situazione di campo su cui il VAR non può niente. Nell'occasione specifica di un'ammonizione, infatti, dalla sala VAR di Lissone non hanno facoltà di intervento, lasciando spazio al giudizio dell'arbitro di campo. Una sorta di stortura, in un momento storico in cui la tecnologia viene usata tanto e spesso, a volte anche a sproposito. Una situazione che arriva dopo un'altra simulazione avvenuta nel pomeriggio, quella di Parisi della Fiorentina per tocco di Addai nel match contro il Como. Alla luce delle immagini, risulta chiara ed evidente (per utilizzare termini cari al vocabolario arbitrale) la necessità di rivedere qualcosa. Di aggiornare quel protocollo che vuol provare a portare al massimo livello l'oggettività. Perché se le regole avessero lasciato libertà d'intervento al VAR, a restare in 10 dopo 42 minuti sarebbe stata l'Inter e non la Juventus. Per questo servirebbe un aggiornamento. In modo che anche i cartellini gialli, almeno quelli così dubbi, possano diventare oggetto di revisione. O almeno di possibile chiamata da parte delle panchine, quel famoso challenge di cui si discute da tempo con apertura mentale ma che fin qui non è mai stato adottato.