Di Canio vs Leao: "Sembra pensare più alle sfilate e alla musica che al calcio". E cita tre volte Yildiz
Paolo Di Canio è intervenuto in occasione del Legends Trophy, circuito internazionale di padel che riunisce alcune delle più grandi leggende del calcio mondiale. Si parte dal campionato, con il Milan a -6 dall’Inter: “Io direi bene il Milan, bisogna fare il raffronto con l’anno scorso ed è tutto l’anno che lotta per le prime posizioni. Allegri dice sempre di guardarsi indietro, perché deve assicurarsi la posizione minima, ed è giusto così, perché lui ha accettato la sfida di arrivare tra le prime quattro. Però, conoscendo Max, è lì e poi vedremo cosa succederà fino alla fine del campionato. Con l’Inter così, io credo che sia giusto ambire in alto”.
Leao può essere ancora il futuro del Milan?
“In piena onestà, bisogna dire che in Italia, se si vuole crescere, bisogna guardare alla Spagna o alla Francia: nessuna squadra ha un giocatore di cui l’opinione pubblica deve dire sempre ‘sì, però se facesse’. Un però, nel grande calcio, già è di troppo: con lui ne usi sempre 5-6. Solo in Italia, forse perché abbiamo poco talento, ci stiamo abituando a sopportare: poi sono affari del Milan, ma se vuole crescere non può avere un giocatore che non sa come si alza, e però però però. Quanto costa? Un euro, vabbè ci proviamo. Otto milioni, se devo rinnovare, non so”.
Lei Tare lo conosce.
“Penso all’atteggiamento dell’Olimpico, mi sembra chiaro. Un dirigente serio, che ha giocato a calcio e fatto calcio, che ha costruito la Lazio e l’ha portata a rendere bene, che vuole costruire un’altra dimensione nuova per il Milan, non può accettare. Uno scazzo ci può stare, ma il problema è la conduzione generale per un giocatore che avrebbe tutte le potenzialità, ma ha 27 anni. Se lui è stato più forte a 22 anni che a 27, vuol dire che vali meno: non guardo i numeri, penso ai gol che contano. Se si vede la differenza senza Leao è un conto, ma se lui non gioca il Milan è più solido: in otto partite, ventuno gol segnati e due subiti”.
Si arrabbierà.
“Ma che me ne frega, che è mio fratello o mio cugino? Di tanti altri giocatori parlo bene, Yildiz è affidabile e serio. Quando io parlo, parlo di grandi calciatori, non al mio bar di quartiere al Quarticciolo”.
Per lei Leao non è un attaccante?
“Certamente è meglio per lui, perché in Italia segna di più. Il problema è cosa fai, cosa produci durante la partita a parte il gol. Perché, se io avessi un giocatore svogliato e mi facesse tre gol, lo accetterei, ma non succede nemmeno in altre categorie. Il Milan però non si può permettere questo. Quando fa gol Rabiot, cinque-sei elementi si dividono il campo: questo è gioco di squadra. Io non ce l’ho con Leao, sono anche incazzato con lui perché alla fine pure io penso: 188 centimetri, tanta qualità. Però tante volte ti chiedi a cosa stia pensando, mi dà l’idea che alle volte il calcio, siccome ha un talento innato, sia una roba normale, ma il vero divertimento sia la sala registrazioni o la sfilata. A petto nudo come un mese fa, d’inverno. Non lo dico per un fattore estetico, ma mi chiedo se si possa accettare a livello professionistico. A parte un accordo con i brand, perché è appetito: se ti danno soldi per 20 minuti di foto, va bene. Ma la sfilata… Sono cambiati i tempi, è vero, ma non è cambiata la disciplina. Un tempo si potevano fare certe cose, ora l’approccio è diverso. Ma le regole sono uguali. Vai da Simeone: basta sentire cosa ha detto di Lookman, che non è così svogliato come Leao. Ha detto benissimo i gol, ma deve saper difendere di più, sennò non gioca. Questo è senso di squadra”.
E come fa il Milan a vendere Leao?
“Ma che ne so, chiedetelo a Leao. Ma io non dico che lo debbano vendere, magari fa una svolta e sono il primo a ricredermi. Sono pronto a godermi questo talento alla massima espressione, come Yildiz che non tradisce mai e i risultati si vedono”.
Pio Esposito sembra più centrato?
“Tutt’altra storia. Si vede che ha motivazione interiore. Mi sembra il ragazzo di un tempo. Non perché i ragazzi di oggi non abbiano voglia, basta vedere Yildiz. Però mi sembra proprio il giocatore di un’altra epoca, l’unico difetto è che in area non ha velocità, però mi fa impazzire. Vedere sto ragazzo che si sbatte, che fa l’ultima girata, che ci rimane perché gli hanno tirato la maglia: ce lo teniamo ben stretto, perché è veramente una forza della natura. Anzitutto per attitudine: uno come lui ci serve. Ora ci aspetta una lotta. Non voglio istigare nulla: il Galles vuole fare la storia, idem la Bosnia. Pio mi piace tantissimo, la difficoltà è capire se può essere l’attaccante indiscutibile dell’Inter per i prossimi dieci anni: può diventare una sorta di Luca Toni”.
Articoli correlati
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






