A Marsiglia non hanno ancora superato l'addio di Rabiot: "Molto più che una cessione"
Dopo una sola stagione all’Olympique Marsiglia, l’avventura di Adrien Rabiot si è conclusa bruscamente, lasciando dietro di sé polemiche e rimpianti. A pesare è stato soprattutto l’episodio avvenuto lo scorso 15 agosto a Rennes, quando il centrocampista francese fu coinvolto in una violenta lite negli spogliatoi con l’inglese Jonathan Rowe. Da quel momento, entrambi non hanno più indossato la maglia marsigliese.
Se per Rowe, poi trasferitosi al Bologna, l’addio era nell’aria, la partenza di Rabiot ha sorpreso molti. Arrivato a parametro zero nel 2024 dopo l’esperienza alla Juventus, il Duca si era imposto come leader tecnico e carismatico sotto la guida di Roberto De Zerbi, chiudendo la sua stagione con 10 gol e 6 assist. Eppure, la dirigenza ha deciso di interrompere il rapporto, nonostante il tentativo dell’allenatore di trattenerlo. Una scelta che continua a dividere l’ambiente: per alcuni inevitabile, per altri un errore pesante, soprattutto in una stagione in cui il club ambiva a essere competitivo anche in Europa.
Nel frattempo, Rabiot è tornato in Italia, vestendo la maglia del Milan e ritrovando Massimiliano Allegri. Una decisione che si sta rivelando vincente: il centrocampista ha già collezionato 6 gol e 5 assist in stagione, risultando decisivo anche nell’ultima vittoria contro l’Hellas Verona. A Marsiglia, così, il rimpianto cresce: "Apportava leadership, calma e personalità nello spogliatoio". Oggi, mentre il Milan lotta per la Champions, a Marsiglia resta la sensazione di aver perso molto più di un semplice giocatore.
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