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Addio Beccalossi, genio e troppa sregolatezza per Bearzot. Oggi l'Italia non ha né l’uno né l’altraTUTTO mercato WEB
Oggi alle 15:02Serie A
di Ivan Cardia

Addio Beccalossi, genio e troppa sregolatezza per Bearzot. Oggi l'Italia non ha né l’uno né l’altra

Destro e sinistro, come se fossero uguali. Il dribbling, il tiro, la finezza, il colpo di genio. E poi una carriera che, lo dicono un po’ tutti, se solo fosse stato più continuo, più propenso al sacrificio, più disponibile alla corsa, sarebbe stata diversa. O forse no, chi lo sa. Evaristo Beccalossi, scomparso oggi a pochi giorni dai suoi 70 anni, è stato questo. Un numero 10 vero, in un periodo nel quale ce n’erano tanti, forse non così forti, ma sufficienti da far sì che il giocatore di maggiore qualità in una delle squadre più forti del campionato non vestisse l’azzurro. Lo schiaffo ’82. La stranezza, nella carriera di Beccalossi, è tinta dei colori che vestono la Nazionale. Ne ha vestito la maglia solo a livello giovanile, mai con i grandi. Fece scalpore, in un calcio che giocava molte meno partite rispetto a quello attuale, l’esclusione dai Mondiali del 1982. Enzo Bearzot, che poi li vinse - e lì ovviamente qualsiasi polemica si spense -, lo giudicava poco adatto alla sua Nazionale, troppo concentrato sul proprio calcio. Beppe Viola lanciò lo slogan “Sono Evaristo, scusa se insisto”, ma ci furono anche tentativi meno garbati: nel clima di contestazione attorno a quella Nazionale (Bearzot non aveva convocato nemmeno Roberto Pruzzo, bomber della Roma), una tifosa nerazzurra prese a male parole il ct (“Scemo, scimmione, bastardo”). Il Vecio reagì malissimo, con uno schiaffo: poi si scusò e la questione con la ragazza, vent’anni, si chiuse lì, al punto che tempo dopo lei invitò Bearzot al suo matrimonio, ma Beccalossi rimase fuori, a guardare da spettatore il successo Mundial. Oggi l’Italia senza genio né sregolatezza. Sta di fatto che Bearzot, al netto del successivo trofeo iridato che ne giustificherebbe comunque le scelte, preferì a Pruzzo un certo Paolo Rossi (e Selvaggi), mentre l’esclusione di Beccalossi serviva anche a non togliere centralità a Giancarlo Antognoni, talento più ordinato. In una squadra che poteva contare anche su gente come Causio e Conti alla voce qualità. Tempi ben diversi da quelli attuali: oggi l’Italia, che il numero 10 l’ha dimenticato da troppo tempo, ha perso genio e sregolatezza. Delle ultime convocazioni, quelle di Gattuso che hanno fatto da antipasto al ko di Zenica, s’è discusso a conti fatti anche poco. In fin dei conti, senza mancare di rispetto a nessuno, si trattava di aver tenuto fuori Bernardeschi o Zaniolo. Non certo Beccalossi o, per un riferimento più recente, il Baggio di Trapattoni. È una bella differenza.