Addio Beccalossi, il ricordo di Muraro: "Avesse avuto continuità... Era un pigro, portava il sorriso"
“Era un giocatore fuori dalla norma”. Carlo Muraro ricorda così, ai microfoni di TMW, Evaristo Beccalossi, scomparso oggi a pochi giorni dal suo 70° compleanno. Novantaquattro le partite giocate insieme da compagni di squadra nell’Inter di Eugenio Bersellini, il cui ciclo culminò con lo scudetto del 1979-1980: “Di ricordi del Becca ne ho quanti ne volete… Sapeva usare entrambi i piedi, era imprevedibile in qualsiasi giocata. Avesse avuto continuità, secondo me, sarebbe stato paragonabile a Baggio o a quei giocatori lì”.
Fece scalpore la mancata convocazione per i Mondiali 1982.
“Bearzot sceglieva determinati giocatori, con caratteristiche differenti: fu criticato per non aver convocato Beccalossi, ma nella sua testa aveva in mente quell'Italia e ha salvaguardato i singoli che aveva convocato. Ha creato un gruppo e pensava che potessero esserci problemi nello spogliatoio. Almeno, io l'ho intesa così”.
Com’era nello spogliatoio?
“Come era in campo. Imprevedibile, divertente: portava sempre molta allegria e faceva gruppo. Noi ci divertivamo: lui e Canuti erano quelli che tenevano sempre il sorriso sulle labbra, trovavano sempre il momento giusto per scherzare. Lui secondo me ha avuto tante altre priorità, al di là del calcio, che probabilmente l'hanno anche frenato: era un pigro, mancava sotto l’aspetto difensivo”.
Un aneddoto?
“Uno in allenamento. Era un giovedì, si faceva la partitella. Bersellini disponeva le due squadre, in genere una era quella che avrebbe dovuto giocare la domenica e l'altra quella per farla allenare. Becca non era nella prima, ma nella seconda: Bersellini gli disse ‘oggi marchi Muraro, non lo fare andare via’. Io e lui ne sorridemmo, a un certo punto mi disse ‘basta correre Carlo, non ce la faccio più’”.
Oggi ci manca un giocatore così…
“Lui era un 10 molto offensivo anche all’epoca, va detto. La questione nasce dal settore giovanile: quel talento credo sia un po’ frenato, si bada anche nei settori giovanili soltanto ai risultati e non si lascia libertà di giocata ai ragazzi. Si cercano di emulare le prime squadre, ma il settore giovanile è un’altra cosa”.
In quella squadra c’eravate lei e Beccalossi, due maestri del dribbling. Oggi, se va bene, le squadre di A ne hanno uno…
“È legato al modo di impostare il calcio, sin dal settore giovanile, anche se pure ai nostri tempi si voleva la palla veloce. Oggi cercano di superare l’avversario tramite passaggi e smarcamenti, e invece a volte ci vuole l'imprevedibilità di chi abbia il talento di saltare gli avversari”.











