La sconfitta più roboante della storia europea dell'Atalanta è l'ennesimo monito per il calcio italiano
La sconfitta più roboante della storia europea dell'Atalanta. Una batosta sonante e per certi versi inaspettata, quella arrivata questa sera alla New Balance Arena contro un Bayern Monaco fin troppo perfetto per sembrare vero, con l'unica sbavatura finale sul gol di Pasalic. I bavaresi al netto di questo dettaglio hanno fatto quello che volevano nell'arco di tutta la partita, con l' 1-6 finale che diventa appunto la sconfitta più larga della storia europea della Dea.
A pari merito per quel che riguarda il passivo, col precedente che era datato 3 novembre 2020, un 5-0 incassato a Bergamo contro il Liverpool con tripletta di Diogo Jota più reti di Salah e Mané. Al di là del dato storico, quello che colpisce è stata ovviamente la differenza di qualità. Cosa nota, questa. Poi però c'è tutto il resto. Intensità, dinamismo, idee di gioco… Chi più ne ha più ne metta. Il Bayern Monaco è stato una schiacciasassi da tutti i punti di vista ed evidenziato una volta di più, ahinoi, gli enormi limiti del calcio italiano.
Perché se una sconfitta era da mettere ampiamente in conto, un disastro sportivo di queste dimensioni era difficilmente pronosticabile. Specialmente perché il Bayern aveva di fronte quella che è probabilmente la squadra più "europea" della Serie A. Nonché l'unica in grado di superare la prima fase della Champions League. Una squadra, l'Atalanta, che in Italia ha più volte dimostrato di poter vincere contro chiunque. E fino a questo momento anche in Europa, chiedere al Dortmund per conferma. Ma se il livello si alza ed i risultati sono questi, allora serve interrogarsi. A livello di sistema calcio ovviamente, non certo dal punto di vista della Dea.
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