Corvino: "Conte poteva iniziare la carriera a Vernole e chiuderla a Lecce. Vi racconto"
Pantaleo Corvino, responsabile dell'area tecnica del Lecce, è stato intervistato dall'edizione odierna de Il Mattino di Napoli, in vista della prossima giornata di campionato che metterà i salentini contro i campani in casacca azzurra. Il dirigente è stato tra l'altro il primo ad accorgersi delle potenzialità dell'allora giovanissimo calciatore Antonio Conte, come racconta lui stesso, quando ancora era alla Gioventù Vernole: "Aveva 13 anni, non so neppure io come convinsi il padre Cosimino a dirmi sì. Temeva che studiasse di meno, poi però nonostante la fatica tutto andò all'aria. Colpa di un mio collaboratore, avevo un problema con mio padre all'ospedale e gli chiesi di andarlo a prendere con il pulmino a Lecce. E lo lasciò a piedi perché non c'era posto a bordo. Il padre non mi perdonò lo sgarbo".
Non solo gli inizi della carriera da calciatore, perché Conte stando a quanto racconta Corvino avrebbe potuto anche appendere gli scarpini al chiodo giocando per il Lecce: "Avevamo firmato a Milano il contratto, lui dava quasi tutto l'ingaggio in beneficenza, ma il tempo di atterrare in Argentina e mi arrivò il suo messaggio di rinuncia dopo una contestazione di un gruppo di tifosi". Quindi gli viene chiesto se ora Conte a Napoli stia aprendo un ciclo: "Considerando l'infinita serie di infortuni ed episodi sfortunati, questo terzo posto vale lo scudetto. E, da uomo del Sud, vincere qui è più difficile che altrove".
Per Corvino poi arriva il tempo di proiettarsi a Napoli-Lecce: "Una corazzata contro un cacciatorpediniere. Se penso che lo scorso anno con 31 punti era salvezza e questo con 27 è ancora lontanissima, mi vengono i brividi". Il regalo di Conte a De Laurentiis potrebbe essere Tiago Gabriel del Lecce? Su questo taglia corto Corvino: "Presto per dirlo. Pensiamo al presente, non al futuro".
A Corvino viene chiesto anche conto delle difficoltà del calcio italiano in Europa: "Momento no, ma non è questione di strutture. Nel 1982 o 2006 siamo diventati campioni del Mondo e non credo fossimo messi meglio degli altri. Il problema è nella qualità dei nostri ragazzi. Mica mi diverto a cercare talenti in giro per il mondo, vorrei far crescere anche io gli italiani ma da noi sono pochi. Le società sono aziende e in quanto tali devono puntare alla sostenibilità". Conclusione sulle polemiche arbitrali: "Riduciamo il chiacchiericcio. E per me occorre usare il VAR solo per i casi più eclatanti. Ridurrei gli interventi".
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