Napoli, i numeri non sono (erano) da Scudetto: l'attacco piange, la difesa non ride
I dati raccontano una realtà difficile da ignorare: il Napoli fatica a trovare la via del gol. Dopo 32 giornate, gli azzurri hanno segnato 48 reti, una media di 1,5 a partita che vale sì il quarto attacco del campionato, ma che proietta la squadra verso una quota finale tutt’altro che brillante, vicina al peggior dato dell’era De Laurentiis.
Ma il problema non è solo quantitativo. La squadra di Conte mostra limiti evidenti nella costruzione offensiva, soprattutto contro avversari chiusi. La recente gara con il Parma è stata emblematica: ritmo basso, manovra prevedibile e poche soluzioni negli ultimi metri. Il possesso palla spesso si trasforma in esercizio sterile, senza movimenti coordinati o alternative efficaci.
Le attenuanti non mancano. Gli oltre 40 infortuni stagionali hanno inevitabilmente inciso, anche se una gestione più ampia delle rotazioni avrebbe potuto limitare il problema. Resta il fatto che, senza un sistema capace di esaltare il talento dei singoli, anche i giocatori di qualità finiscono per incidere meno.
Se l'attacco piange, come l'anno scorso in fin dei conti, la differenza della stagione-Scudetto la fa una fase difensiva meno solida: con 31 gol subiti, il Napoli è solo la settima difesa del campionato. Un dato che evidenzia la perdita di equilibrio rispetto alla stagione dello Scudetto. L'obiettivo ora è chiudere al meglio, consolidare il secondo posto, certo. Ma anche mostrare miglioramenti per l'annata che verrà. Che, ad oggi, sarà con Conte in panchina.
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