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Inter: le parole di Chivu e la pericolosa scommessa estiva. Milan: il futuro di Allegri è chiaro. Juve: il “giovane” Spalletti. Napoli: è iniziato il braccio di ferro DeLa-Conte. Parma: l’“inadatto” Cuesta. E la demonizzazione del 3-5-2TUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:01Editoriale
di Fabrizio Biasin

Inter: le parole di Chivu e la pericolosa scommessa estiva. Milan: il futuro di Allegri è chiaro. Juve: il “giovane” Spalletti. Napoli: è iniziato il braccio di ferro DeLa-Conte. Parma: l’“inadatto” Cuesta. E la demonizzazione del 3-5-2

È iniziata la competizione nella quale siamo nettamente i più forti al mondo e, sissignori, prevede da sempre la nostra qualificazione di diritto, altro che playoff e altre rogne: la lotta politica per la poltrona. La lotta politica per la poltrona è una roba di una noia mortale e però importantissima che contempla devastanti tentativi di acchiappare voti, accordi sotto banco, promesse di favori, dichiarazioni pomposissime, supercazzole assortite e altre fetenzie. La poltrona, ovviamente, è quella della Figc per la quale abbiamo già un paio di candidati ma nemmeno lo straccio di un’idea concreta su cosa ci aspetta nel futuro prossimo e anteriore. Si parla tanto di “futuro ct”, questo sì, e allora svisceriamo le parole di questo e quello (ma rapidamente, che ci siamo già rotti le balle). Conte ha detto “io mi prenderei in considerazione” poi ha detto “non mi sono offerto volontario”. De Laurentiis ha detto “io lo lascerei libero, nel caso”, poi ha detto “però voglio che rimanga” e infine “ma se invece lo volete, allora ditemelo presto”. C’è una verità? Boh, vi diciamo la nostra: De Laurentiis lascerebbe partire in serenità Conte perché non ha intenzione di impostare un altro mercato multimilionario a esclusivo uso e consumo del suo tecnico. Conte tornerebbe a fare il ct, ma solo se in qualche modo gli venisse garantito lo stipendione attuale tra nuovo ingaggio e buonuscita del DeLa. Ma il DeLa mica è fesso e la buonuscita non la contempla minimamente. E allora la verità è che i due hanno già avviato un virtuale e furbissimo braccio di ferro in cui fingono di amarsi molto e, in realtà, gradirebbero la separazione. Separazione complicata, però, perché dipendente dal “sacro grano”, ovvero la cosa più importante per tutti quanti e figuriamoci per lor signori. Quando si parla del rapporto Conte-Napoli quasi tutti si domandano: “Conte è felice? Resterà anche l’anno prossimo o va convinto?” e non la vedono mai dal punto di vista del patron. DeLa è felice di una stagione in cui ha investito fior di milioni, ha visto andar via dopo pochi mesi giocatori acquistati a caro prezzo, ha sì gioito per una Supercoppa ma parimenti ha dovuto fare i conti con una deludente spedizione Champions, un probabile secondo posto e una Coppa Italia senza emozioni? È disposto ad accontentare nuovamente il tecnico più costoso della serie A con un mercato multi-milionario e che comunque non accontenterebbe mai il buon Antonio, quello del “Nove giocatori nuovi sono troppi” ma pure “Le altre squadre si possono permettere cose che noi non possiamo ancora permetterci”? La domanda è retorica. E poi c’è Allegri. Si dice che sia il prediletto di Malagò per la panca azzurra. Ci può stare, sarebbe il perfetto “gestore”. Ma è anche vero che Allegri non è tipo da addio prematuro e starebbe volentieri al Milan se solo, al Milan, gli dessero un filo di retta in più. Ecco, nell’eterna diatriba tra chi punta il dito sul tecnico (“poteva fare di più!”) e chi lo assolve (“è tutta colpa della proprietà”) la verità è più spostata verso i secondi: Allegri ha ridato ordine a un gruppo che ne aveva disperatamente bisogno e però si è arenato quando si è trattato di portare qualche nuova idea; e però c’è chi ha fatto peggio di lui, ovvero una dirigenza che ha scherzato col fuoco, acquistato attaccanti non all’altezza dei rossoneri e, rispetto al futuro, sembra sintonizzata più sul “conservare” (garantiamoci il posto Champions e va bene così) che sull’“ambire” (prendiamo giocatori di alto livello e, soprattutto, un grande attaccante per puntare al tricolore). E allora la situazione è chiara: Allegri resterebbe volentieri ma solo in presenza di qualche segnale di buona volontà “dall’alto”, altrimenti non disdegnerebbe l’azzurro. Gli andranno incontro? In un mondo normale la risposta sarebbe elementare (certo che sì), nel Milan dei dirigenti molto più attenti al loro benessere che a quello del club (e dei tifosi) la risposta è “chi lo sa”. Un paio di cose su Chivu e l’Inter. La prima riguarda la battuta dell’altra sera nel post Como-Inter. Dice così, il tecnico: “Anche noi ci stiamo avvicinando all’obiettivo Champions…” e in molti la prendono male. Ma la sua non era una vera provocazione, semmai un tentativo di smascherare l’ipocrisia di troppi colleghi. I tecnici di Inter, Milan, Juve e Napoli (per meriti acquisiti) partono ogni anno per vincere lo scudetto. Se si piazzano tra il 2° e il 4° posto avranno raggiunto il minimo obiettivo, ma non potranno mai essere davvero contenti. Quando un allenatore (in genere strapagato) finisce su una di queste quattro panchine sa che deve provare a vincere, lo deve ai suoi tifosi, altrimenti in panchina ci mettiamo Piripicchio e va bene così. Sia chiaro, piazzarsi non significa affatto fallire (soprattutto per Spalletti che è salito in corsa), ma basta con ‘sta cosa stucchevole dei tecnici che, a fronte di mercati multi-milionari, per tutta la stagione alzano la barricata (“vincere non è affare nostro”), perché è una frottola che ci raccontano e a cui non credono minimamente. La seconda cosa riferita a Chivu è in realtà legata alla “scelta Chivu”, quella di Marotta e Ausilio che l’estate passata rifiutano il tecnico “d’esperienza” (c’è stata una possibilità Allegri, ma i nerazzurri hanno detto no) e puntano sul “giovane rampante”, dapprima Fabregas, poi proprio Chivu. All’epoca la scelta ha spaventato i tifosi interisti e fatto sorridere parecchi commentatori (“L’allenatore stagista…”), nove mesi dopo – e con 9 punti di vantaggio a 6 turni dalla fine del campionato - possiamo dire che l’ambiziosa scommessa è stata stravinta. Anche in quest’ottica consentiteci di contestare l’ormai quotidiana demonizzazione del 3-5-2. L’Inter per l’ennesima stagione consecutiva ha toccato quota 100 gol stagionali. Un’infinità. Segno che il problema non è e non sarà mai “il modulo tattico”, semmai la richiesta che si fa ai propri giocatori. Un esterno a tutta fascia a cui si chiede di restare bloccato sarà sempre un banalissimo terzino, uno che ha libertà d’azione e lavora secondo le modernissime “catene” sarà tutto tranne che un difensore. La Juve ha rinnovato Spallettone e ha fatto strabene. In una stagione che ha raccontato molto bene la difficoltà dei tecnici “stagionati” (da Conte ad Allegri fino al brontolone Gasp) a differenza di quelli “freschi” (Chivu, Fabregas, ma pure Cuesta e Farioli) Luciano è il solo che ha dimostrato di essere “giovane dentro” e di avere la lucidità per stare al passo col “nuovo calcio”. Bravo lui e brava la Juve che lo ha blindato. E a proposito di giovani. Carlos Cuesta, sbeffeggiato perché “il Parma gioca male”, alla sua prima stagione in A ha: pareggiato a/r con il Napoli, pareggiato e vinto con il Milan, messo insieme 36 punti e virtualmente salvato la squadra più giovane della A a metà aprile. Il tutto a 30 anni. Bravissimo. Yamal è abbastanza forte. Eliminato, ma abbastanza forte.