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È morto Maradona. Ed io non mi sento un granché bene...TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
giovedì 26 novembre 2020 06:14Copertina
di Arturo Minervini
per Tuttonapoli.net

È morto Maradona. Ed io non mi sento un granché bene...

Io l’ho visto Maradona è la frase che un napoletano pronuncia con più orgoglio. Io c’ero. E ve lo racconto. Voglio raccontarvelo.

(di Arturo Minervini) - Eh no Diego. Non si fa così. Non dovevi. Non potevi. Mica eravamo pronti. Magari non lo saremmo mai stati, perchè come si fa a dire addio? Come lo prepari il cuore? Dove le trovi le parole?

Lo sai come fa il cuore. Di più, di più. A me, a me. E forse questa nostra voglia di possederti, un pezzettino a testa. Dentro un ricordo, quello di un bambino di sette anni che scruta dal basso le facce travolte dalla gioia. E allora sono stato un pochino egoista anch’io, ma non è colpa mia.

Io quel giorno ho visto mio padre felice. Come l’avevo visto poche volte. Ed era grazie a te, avevi fatto tutto tu. Senza che io te lo chiedessi, senza pretendere nulla in cambio. E provavo a farmi strada, nella festa, dove non c’era musica. C’era solo un nome: il tuo.

Diego. Sempre Diego. Ovunque Diego. Al punto che, se ci penso bene, quell’urlo non se n’era mai andato per davvero. Si era nascosto in qualche strada, appicciato a qualche cartellone consumato dal tempo. 

Tu ci facevi compagnia. Non lo sapevi, ma ci facevi compagnia. Eri l’amico invisibile, incastrato dentro qualche videocassetta ora impolverata. Un cimelio, un trofeo, da inserire lentamente in quella macchina del tempo. 

Tu ci facevi sorridere. Quando sentivamo qualche sciocco paragonarti ad altri. Noi ridevamo di gusto, proveremo a farli ragionare, ma quelli niente. E allora li lasciavano nella loro stolta convinzione. Non ne valeva la pena. Ci sono battaglie che non serve nemmeno combatterle per vincere.

Tu ci facevi sognare. Su quelle scale di un angusto condominio di Lanus, a palleggiare. Dal piano terra fino all’altro, l’ascesa di un miracolo nato già miracolo. Tu ci davi forza. Perchè ci hai fatto urlare al cielo: “Ho vinto!”. “Sono il più forte di tutti”. 

Tu. Maradona. Un concetto già definito. Non servono spiegazioni. Bastava uno sguardo. Ecco cos’eri. Quella patina di tristezza e malinconia degli anziani seduti ad un bar. 

Io l’ho visto Maradona è la frase che un napoletano pronuncia con più orgoglio. Io c’ero. E ve lo racconto. Voglio raccontarvelo. Oggi, domani, sempre. E come si chiama questa? Eternità? Forse sì. Forse l’avevi già raggiunta. Forse l’avevi fregata prima di incontrarla la morte.

Forse non dovrei piangere. Forse non dovrei tremare. Eh che, Diego, noi non eravamo preparati. Eh che mica ci hanno dato un manuale d’istruzioni: come fare a parlare di calcio quando muore un Dio. Il D10S. Lo sai come fa il cuore. A me, a me. Ancora per un pochino. Ancora, per sempre. Vorrei poterti lasciarti andare via. Vorrei, ma non posso. E allora sarai sempre presente. E mai passato.

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