Milan: il limite non è in panchina. Inter: il singolare obbligo di Chivu. Napoli: la strategia “azzurra” di Conte. Como: il male (al contrario) del calcio italiano. E il simbolo Insigne
Alcune faccende sportive, calcistiche, mica troppo inedite, un filo polemiche. E come sempre in rigoroso ordine sparso.
• L’Italia è uscita dal mondiale. Da diverse ore parliamo dei bambini. I poveri bambini privati del Mondiale. E “il dossier di Baggio”. E “Maldini il salvatore”. E “il modello belga”. E “bisogna azzerare tutto”. E “ripartiamo dai vivai”. E “Non si gioca più a calcio per strada”. E “ci sono troppi stranieri in serie A”. E “gli allenatori delle giovanili pensano solo alla tattica”. E “bisogna rimettere i bambini a palleggiare contro il muro”. Ed è tutto vero, ma per superare la Bosnia bastava che i nostri giocassero tutti quanti, non dico da 6, ma anche solo da 5 in pagella. Hanno giocato da 0. E tanti saluti al Mondiale. Le riforme sono indispensabili, ma in America ci potevamo andare ugualmente.
• L’1 marzo Lorenzo Insigne, 34anni, giocava la sua prima partita da titolare col Pescara. Il Pescara era ultimissimo. Da allora ha giocato 6 partite da titolare: 4 vittorie, 1 pareggio, 4 gol fatti, 2 assist. Oggi il Pescara non è più ultimo e combatte per la salvezza. Sarà un caso, ma è bastato un giocatore di classe per ridare una prospettiva a una squadra che sembrava spacciata.
• Il Milan perde a Napoli e riparte la rumba su Allegri che “non va bene” e “gioca malissimo” e “Allegri out”. Le solite cose, tutte francamente stucchevoli. Il Milan lavorerà per giocare meglio come è doveroso che sia, ma le sue prospettive di miglioramento passano più da mercati assennati che dalle scelte del tecnico. Una squadra che nell’ultimo anno in attacco ha investito milioni e milioni e milioni su Gimenez, Fullkrug, Nkunku e da questi ha ottenuto praticamente zero, è una squadra che forse poteva giocare meglio ma, di sicuro, ha portato a casa il massimo dei punti.
• Antonio Conte dopo Napoli-Milan ha detto così: “…Abbiamo fatto un passo verso la Champions. Se è l’obiettivo di Milan e Juventus, non vedo perché non dovrebbe essere quello del Napoli”. E dal suo punto di vista dice una cosa legittima: un po’ forzata, ma legittima. Dopodiché è realmente curioso che l’obiettivo dichiarato da tecnici di squadre “enormi” e con centinaia di panchine sul groppone sia “entrare in Champions”, mentre quello dell’allenatore che ha iniziato la stagione con 13 panchine da professionista sulle spalle (Chivu) e supportato da mercati decisamente meno dispendiosi di quelli riservati ai suoi colleghi sia “vincere”. Qualcosa, francamente, non torna.
• Consentitemi un ragionamento sul Como, negli ultimi giorni definito “il male del calcio italiano” perché “società che mette in campo unicamente giocatori stranieri”. Ecco, il Como è esattamente l’opposto del “male” che si racconta e, al contrario, dovrebbe essere preso ad esempio come “modello da cui ripartire”, in quanto unico club italiano che – in mancanza di programmazione del sacro Palazzo - punta in totale autonomia sulla costruzione di giovani calciatori italiani (ne ha portati in riva al Lario una marea e, guarda caso, stanno dominando il loro campionato di Primavera 2). Il Como “degli stranieri” non ha fretta ed è gestito secondo logiche a lunghissima scadenza, linee temporali che in Italia sono da sempre pura utopia e, per questo, osteggiamo con sciocca superficialità.
• Conte si è in qualche modo proposto per il ruolo di Ct. Siffatta soluzione potrebbe far comodo a molti. A Conte stesso, forse in cerca di un lavoro mentalmente meno impegnativo. A De Laurentiis, che risparmierebbe un ingaggio di circa 8 milioni netti (circa 15 lordi) e che potrebbe ripartire da un tecnico già seguito in passato (Vincenzo Italiano). E pure alla Federazione che, a prescindere dal prossimo presidente, ha bisogno di un allenatore capace di far rendere al meglio il materiale a disposizione nel presente, perché sì “faremo le riforme”, ma conoscendo i nostri polli, per renderle “cosa concreta” rischiamo di dover attendere il primo viaggio su Marte.
• E addio al grande Mircea Lucescu, tecnico enorme.











