Numero minimo di italiani in Serie A? Gravina: "Impossibile". Il motivo
Nelle dodici pagine in cui il dimissionario presidente FIGC Gabriele Gravina ha detto la sua sulla situazione del calcio italiano e sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi. Gravina ha detto la sua anche sulla proposta, rilanciata di recente anche da Luciano Spalletti, di schierare un numero minino di calciatori italiani in campo. Gravina - che non fa riferimento ovviamente alle parole del tecnico della Juventus - scrive “è peraltro impossibile da attuarsi perché contrario al principio della libera circolazione dei lavoratori, che si applica al calcio in quanto sport professionistico”.
Il numero uno della FIGC, in regime di prorogatio fino alle elezioni del prossimo 22 giugno, ha anche spiegato perché. Si parte dalla “consolidata giurisprudenza comunitaria (si veda ad es. il caso della “norma 6+5” della FIFA di Blatter) ha sancito l’illegittimità di qualsiasi regola che discrimini l’utilizzo dei calciatori in base alla loro nazionalità (fonte: Statement of Commissioner Vladimir Spidla, The Commission shows a red card to the 6 + 5 rule proposed by FIFA, 28 May 2008, Allegato 18)”.
Ma non solo: “più recentemente, la Corte di Giustizia europea ha espresso dubbi anche sulla regola UEFA del limite minimo di calciatori “formati in casa” (fonte: sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) del 21 dicembre 2023 relativa al 'caso Anversa', causa C-680/21, UL e SA Royal Antwerp Football Club vs Union Royale Belge des Sociétés de Football Association ASBL, Allegato 19)”. E ancora: “anche le norme che governano il possibile utilizzo in Nazionale di calciatori ‘naturalizzati’ sono più restrittive di quelle di molti altri Paesi o di molte altre Federazioni sportive internazionali. ˘i conseguenza, la scelta di utilizzare o meno giovani calciatori italiani in prima squadra è rimessa alla totale discrezione dei club e dei loro allenatori, senza che la Federazione possa imporre alcunché”.






