Da 0 a 10: la notizia sconvolgente, lo scandalo dei 240 mln, i due acquisti in 24 ore e i filofobici su Vergara
Zero all’arbitro, che ripete “Ho visto io”, con la superbia di chi al liceo non ti passava manco una frase della versione di latino. Peccato che non avesse visto una ceppa. Vergara sanguinante, costretto a uscire per i giramenti di testa, colpito al naso in uno scontro molto duro, è il manifesto dell’incapacità di una classe arbitrale. In sei non vedono ciò che ogni singolo spettatore al Maradona ha visto: la patina di arroganza davanti agli occhi rende gli uomini ciechi.
Uno: il giorno che manca alla fine di un mercato di gennaio, ancora una volta complicato. “Siamo l’unica società che ha 240 milioni in cassa e ci bloccano il mercato” è la frase di Conte che racconta l’assurdità della questione, con società da anni indebitate che non potrebbero iscriversi manco al Fantacalcio, figuriamoci alla Serie A. Ve l’avevamo detto: quello era un vero e proprio decreto d’urgenza anti-Napoli. “Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo.”
Due parate, che passano sempre inosservate. Perché quando fa una parata Meret tutti dicono “Il portiere deve parare”, se la fa qualcun altro si grida al miracolo, tipo Gesù con Lazzaro che si rialza. Smanaccia sul palo l’incornata di Piccoli, su Gudmundsson è felino nel riflesso “come uno schizzo disegnato da Monet”: una bella fetta della vittoria sta nelle mani di Alex, che lavora sempre in silenzio, con i tappi nelle orecchie per non lasciarsi distrarre dalle tante fesserie sul suo conto.
Tre mancini in campo, con Olivera che prende il posto di Di Lorenzo e Juan Jesus che scala a destra. Scelta anomala quella di Conte, che accende i riflettori sul grande escluso da questa scelta: Sam Beukema, professione difensore centrale di destra, costato 31 milioni appena qualche mese fa. Certifichiamo il fatto che, oggi, Conte preferirebbe fare uno squillo a Prunier e capire se se la sente di fare una mezz’ora in campo. Quante macchie nella campagna estiva. Troppe.
Quattro milioni il valore sul mercato, ma un’esperienza in Serie A che in questo momento potrebbe tornare utile. Col capitano ko, serve un braccetto di destra che non necessiti tempi lunghi di inserimento e il Napoli pare puntare tutto su Zappa del Cagliari, capace di fare anche l’esterno a tutta fascia. Con le ore contate e la questione saldo zero, le alternative non sono molte. "Gli schizzinosi arrivano per ultimi. A questo mondo, bisogna traboccare di vitalità".
Cinque minuti finali di assalto della Fiorentina, che nascono dal gol del 2-1, con Buongiorno che si fa bruciare da Piccoli. Alessandro va spesso sotto nel duello fisico con l’attaccante viola, dimostrazione che sia lontano anni luce dal difensore dominante ammirato, infortuni a parte, la scorsa stagione. Rubando le parole al Goblin di Spider-Man: “Noi siamo quello che scegliamo di essere. Ora scegli”. Qual è il vero Buongiorno?
Sei e mezzo a Olivera, che pareva con la valigia e poi tira fuori due belle prove col Chelsea, due assist, e pure adattato da centrale contro la Fiorentina. Mathías non ruba l’occhio, ma la sua professionalità è da ammirare. Al Napoli hanno offerto tanti soldi per cederlo in questo mercato di gennaio: club inglesi si sono spinti a una ventina di milioni, ma il club azzurro non si è mosso dalla sua valutazione, 22 milioni per averlo. Qualcosa vorrà pur dire.
Sette e mezzo al grido “Ci sono anch’io!” di Gutiérrez. Attendevamo un segnale dallo spagnolo, con quel mancino che ci aveva ammaliato nei video estivi, come quegli amori che poi svaniscono come collanine rotte sulla sabbia. Miguel sembrava aver preso la direzione “Meteora”, ma i destini di un calciatore cambiano nello spazio di una giocata. Da destra, rientrando sul piede tanto caro, si inventa un arcobaleno che sa di speranza, per il Napoli e per il suo percorso in azzurro. Che sia solo l’inizio.
Otto vittorie e tre pareggi in undici gare: il cammino azzurro al Maradona sarebbe da scudetto. Fuorigrotta resta il fortino, il posto che cura gli affanni, in cui può sempre accadere qualcosa di bello. Il Napoli lì si ricompatta, nelle miserie e nelle nobiltà, con la capacità di trovare sempre uno spunto per portare a casa la pagnotta. In quel teatro a cielo aperto che è la nostra città, a casa nostra non bisogna mai escludere i colpi di scena. Resistenza.
Nove al ragazzo di Frattaminore, al guaglione che ricorda gli scugnizzi raccontati da Raffaele Viviani: “Comme ce sfrenàvemo: sempe chine ’e sudore! ’E mamme ce lavàveno minute e quarte d’ore!”. Vergara, col volto insanguinato. Vergara che esulta ancora una volta sotto la curva. Vergara che ogni volta che tocca il pallone, quel pallone fa un suono diverso rispetto a quando lo toccano gli altri. Abbasso tutti i filofobici di questa città: innamoratevi di Antonio, lasciatevi sedurre da una storia fatta di tante porte chiuse in faccia e un entusiasmo mai per questo mutilato.
Dieci a Di Lorenzo, al capitano. Quelle immagini sono un pugno nello stomaco, quel movimento innaturale di uno dei più grandi stakanovisti della storia del nostro calcio. Praticamente sempre in campo da quando è arrivato al Napoli, fino a prima di ieri. La notizia sconvolgente è che dovrà stare fermo per molto tempo (per fortuna gli esami hanno evidenziato che non si tratta però della rottura del crociato), dovrà fare i conti con tanti demoni, ma questo percorso non lo affronterà da solo. Ci saranno tutti i tifosi del Napoli a sostenerlo, a fargli compagnia, a infondergli un pochino di forza. Insieme abbiamo fatto grandi cose. Insieme, faremo pure questa cosa brutta. Ti abbracciamo forte.






