Il primo compleanno senza Mircea Lucescu: nel giorno della sua nascita, il calcio celebra lo scienziato dei Balcani
BUCAREST (Romania) – Oggi, 29 luglio, il calcio internazionale avrebbe celebrato l'ottantunesimo compleanno di Mircea Lucescu.
È una ricorrenza dal sapore profondamente diverso, la prima da quando il leggendario allenatore rumeno si è spento lo scorso 7 aprile 2026 all'età di 80 anni, lasciando un vuoto incolmabile in tutto il panorama sportivo europeo.
Nato a Bucarest il 29 luglio 1945, "Il Mister" viene ricordato oggi non solo come uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio con i suoi 35 trofei ufficiali, ma come un autentico scienziato e intellettuale prestato al rettangolo verde.
Un innovatore visionario
Molto prima che i tablet e i Big Data invadessero le panchine, Lucescu aveva già capito la direzione in cui stava andando il calcio.
È stato tra i pionieri assoluti della match analysis, un uomo che studiava gli avversari sezionando i nastri delle videocassette.
La sua concezione di allenatore andava ben oltre la tattica, Lucescu pretendeva che i suoi calciatori studiassero, imparassero le lingue e visitassero i musei delle città in cui giocavano, convinto che un uomo più colto sarebbe diventato un calciatore più intelligente in campo.In Italia il suo nome rimarrà per sempre legato alla straordinaria epopea del "Brescia dei romeni" nei primi anni novanta, dove portò talenti assoluti come Gheorghe Hagi e Florin Răducioiu, oltre a lanciare nel calcio che conta un giovanissimo Andrea Pirlo.
Ha guidato anche il Pisa, la Reggiana e l'Inter, lasciando ovunque un'impronta di signorilità e competenza.
Re d'Europa e d'Ucraina
Se l'Italia è stata la sua seconda casa, è in Ucraina che Lucescu ha costruito il suo capolavoro sportivo più imponente.
Alla guida dello Shakhtar Donetsk dal 2004 al 2016, ha trasformato un club di periferia in una potenza europea, vincendo la Coppa UEFA nel 2009 e dominando il campionato nazionale grazie a una miscela perfetta di solidità difensiva europea e genialità offensiva dei tantissimi talenti brasiliani da lui scoperti e valorizzati (tra cui Fernandinho, Willian e Douglas Costa).
Più tardi, ha confermato la sua grandezza vincendo anche sulla panchina della Dinamo Kiev.
L'ultimo atto con la sua Romania
Fino agli ultimi istanti della sua vita, Lucescu non ha saputo dire di no al richiamo del campo.
Nell'estate del 2024 aveva accettato la guida della Nazionale della Romania, tornando sulla panchina del suo Paese dopo ben 38 anni con l'obiettivo di portarla ai Mondiali. Fino alla scorsa primavera è rimasto al suo posto, stabilendo il record come l'allenatore più anziano della storia su una panchina internazionale.
Oggi, nel giorno in cui avrebbe spento 81 candeline, gli stadi di Bucarest, Doneck e Brescia non lo ricordano con tristezza, ma celebrano il compleanno di un uomo che ha anticipato il futuro, insegnando al mondo che il calcio non è solo un gioco, ma una forma d'arte e di cultura.






