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Mircea Lucescu, un tecnico vincente e sempre "avanti"

Mircea Lucescu, un tecnico vincente e sempre "avanti"TUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 18:45Storie di Calcio
TMWRadio Redazione
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Se n'è andato praticamente sul campo, dove fino alla fine ha fatto quello che più amava: allenare. A 80 anni è morto Mircea Lucescu, uno dei mister più grandi del calcio mondiale. E' stato il terzo allenatore più vincente nella storia del calcio, con 35 trofei in bacheca, secondo solo a Pep Guardiola (40 trofei) e Sir Alex Ferguson (49 trofei).

Nel corso della sua carriera, Lucescu ha guidato la nazionale turca, lo Zenit, lo Shakhtar Donetsk, la Dinamo Kiev, il Besiktas, il Galatasaray, il Rapid, la Dinamo, la nazionale rumena e il Corvinul Hunedoara, ma ha lasciato il segno anche in Italia: infatti ha allenato Pisa, Brescia, Reggiana e Inter. L'ultima partita di Mircea Lucescu come allenatore è stata Turchia-Romania 1-0, giocata il 26 marzo 2026, nelle semifinali dei play-off per la Coppa del Mondo.

I migliori risultati li ha ottenuti allo Shakhtar Donetsk, dove ha vinto otto campionati ucraini, sei Coppe nazionali e sette Supercoppe. Una menzione speciale per il tecnico rumeno è la vittoria della Coppa Uefa nella stagione 2008-2009, dopo la finale contro il Werder Brema (2-1 ai tempi supplementari).

A raccontarlo a Storie di Calcio, trasmissione di TMW Radio, chi lo ha avuto come tecnico ma anche chi lo ha incrociato. A partire da Michele Padovano: "L'ho incrociato a Pisa. Un ricordo meraviglioso, una persona fantastica, dai valori importanti. Manca un grande personaggio, un grande uomo. Era il mio primo anno di Serie A, ero teso per l'approccio, voisto che era il campionato più forte del mondo. Lui alla prima gara mi disse di darmi una sveglia, mi sbloccò. Entrai in campo e segnai. Da lì partì la mia carriera. E devo dire grazie a lui. Era un allenatore ma anche uno psicologo, sapeva entrare nella testa dei giocatori. Era molto attento, devo dire che quell'anno lì se no nfosse stato esonerato avevamo delle ottime chance di salvezza, perchè avevamo una squadra forte, che aveva un giovane Simeone, Chamot...Era uno molto tattico, che prediligeva l'attacco ma non disprezzava la fase difensiva".

Mentre Francesco Colonnese ha confessato: "Entrò all'Inter quando andò via Simoni: arrivò in un momento complicato, si presentò con tante novità tattiche, già 30 anni fa voleva gli inserimenti degli esterni. Portò un enorme cambiamento nel calcio, aveva una conoscenza enorme. Era davvero molto preparato". 

"Ho un aneddoto: ero in U21, dovevamo giocare a Benevento e lui venne a vederci perché seguiva anche la Romania in quel periodo, e lo conobbi perchè avevamo amici in comune in Sicilia. Fu un bell'incontro davvero. E poi ci siamo incrociati da avversari più volte. Un grande personaggio davvero", ha invece detto Michelangelo Rampulla. A Brescia invece lo ha avuto Daniele Carnasciali: "Di allenatori bravi ne ho avuti, ma Lucescu è stato quello che ha dato una svolta alla mia carriera. Lui era già avanti per metodologie di allenamento e come far giocare la squadra. Era un calcio simile a quello che vediamo ora. Se ci parlavi, lui parlava solo di calcio. Mi ha colpito per l'attenzione che ci metteva, per come preparava le partite, con i video. E poi era un calcio propositivo. Aveva già gli esterni che salissero, come succede oggi. Voleva un pressing alto e che tutti partecipassero all'azione, cosa che per quel periodo era strano. Finivi la partita, lui dopo pochi minuti tornato a casa ti chiamava per spiegarti come era andata e ti spiegava tutto".

E a ricordarlo anche un suo ex preparatore, Adriano Bacconi: "E' stato un padre, mi ha adottato quando avevo 25 anni, ero un giovane preparatore atletico, che si mise a sua disposizione dopo il 1990, quando arrivò al Pisa. Era straniero ed era circondato da pregiudizi, ma si è imposto per le sue idee, per la sua cultura e gioco. E' stato un genio. Per me fu l'immersione in un mondo nuovo. Aveva già una storia incredibile alle spalle, ma soprattutto aveva una cultura immensa e un metodo che non c'era ancora in Italia. E con alcuni ricercatori del CNR di Pisa ci inventammo un software che ci permetteva di dare delle risposte alle sue domande, tipo palle giocate, palle perse, passaggi. Fu il primo strumento di analisi degli incontri in assoluto. E' stato il primo a portare il video nel mondo del calcio per studiare gli avversari. Utilizzava una telecamera per riprendere a campo largo le partite. Per non parlare poi della metodologia di allenamento. Fu il primo anche a portare nel mondo del calcio la costruzione da dietro. Sembravano cose fantascientifiche, ma gli allenamenti che faceva con i giovani li faceva veramente crescere. Lui ha cresciuto generazioni di ragazzini, portandoli a giocare in grandi palcoscenici. Ha valorizzato decine di talenti, che oggi calcano i campi di tutto il mondo".

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