Perinetti: “Calcio italiano, più riforme e meno protagonisti. Inzaghi può portare il Palermo in alto”
Dal suo libro “Quello che non ho visto arrivare” alle tematiche più attuali legate alla Nazionale, Giorgio Perinetti, attuale direttore generale dell’Athletic Club Palermo, è intervenuto ai microfoni di Siciliacalciopodcast affrontando diversi argomenti.
Il dirigente ha innanzitutto parlato del suo libro, Quello che non ho visto arrivare, in cui racconta la scomparsa di sua figlia Emanuela a causa dei disturbi alimentari. “Mia figlia era una ragazza normale che era riuscita praticamente a esaudire i suoi sogni. Poi questo mostro ha preso il sopravvento e la malattia purtroppo porta sempre a negare sia la necessità di cure, sia la gravità, e soprattutto a negare proprio l’esistenza della malattia stessa, che è una delle caratteristiche. Quindi quello che non ho visto arrivare sono i segnali del problema. Per questo ho pensato di scrivere questa storia, cioè raccontare una storia vera insieme al coautore Michele Pennetti, che è stato bravo a interpretare il mio pensiero. Naturalmente abbiamo cercato di affrontare il problema, ma non siamo riusciti a risolverlo. Quindi da questo nasce il rivivere il dolore per creare un’opportunità di conoscenza per altri genitori che sono stati investiti dallo stesso problema e soprattutto per dare speranza ai ragazzi che ne sono colpiti, perché ci si può curare. Ci sono centri terapeutici che possono aiutare. Quindi alla fine è un libro che descrive un dolore, ma che ha anche un messaggio di speranza: noi non ce l’abbiamo fatta, ma tanti altri ce la possono fare”.
Passando al calcio giocato, Perinetti ha ricordato anche un episodio particolarmente delicato vissuto durante la sua esperienza al Napoli, quando fu incaricato di comunicare a Diego Armando Maradona la squalifica per cocaina. “Sì, purtroppo arrivò questa squalifica e il presidente mi incaricò di andare a comunicarla. Sono andato a casa di Maradona a dargli questa tristissima notizia, per lui e per tutto il mondo del calcio. Ricordo la sua smorfia di dolore. Lui urlò: ‘Non è possibile’. Invece era tutto vero. Dover comunicare al numero uno al mondo, al più grande calciatore, che doveva fermarsi e non giocare più è stato un compito ingrato, ma l’abbiamo dovuto fare. Spero che questo possa essere da monito per tanti ragazzi che magari con leggerezza si avvicinano a certe tentazioni: bisogna evitarle e mantenere una vita sportiva immacolata.”
Nel corso della chiacchierata il dirigente romano si è soffermato anche su alcuni allenatori con cui ha lavorato durante la sua carriera, tra cui Antonio Conte e Filippo Inzaghi. Su Conte ha dichiarato: “Lo avevo conosciuto da calciatore della Juventus, capitano, in un centrocampo con Zidane, Deschamps, Davids. Lui si imponeva per personalità, carisma e chiarezza di idee. Ero convinto potesse fare una grande carriera da allenatore e credo lo abbia confermato: è uno dei tecnici più preparati del panorama internazionale”. A proposito di un possibile ritorno di Conte sulla panchina della Nazionale, Perinetti si è detto favorevole: “Ha già fatto un’esperienza importante e l’ha fatta benissimo agli Europei, battendo Belgio e Spagna e perdendo ai rigori con la Germania. Poi bisognerà vedere cosa vorrà la federazione e quale tipo di atteggiamento pretenderà dal nuovo allenatore. Mi auguro che il presidente federale venga eletto presto, più per i programmi che per i personaggi. In questo momento al calcio italiano servono più riforme e programmi che protagonisti.Bisogna ripartire dalle riforme: i costi dei trasferimenti interni sono troppo alti, bisogna riequilibrare rispetto agli stranieri. Ci sono poi problemi fiscali e normativi che vanno rivisti. Serve una rivoluzione di sistema: bisogna far tornare i bambini a divertirsi giocando a calcio. Tecnica, divertimento e solo dopo la tattica, perché introdotta troppo presto li annoia. Serve un lavoro in profondità, come fatto da Germania e Francia, che hanno creato sistemi di formazione solidi. E poi un lavoro per eliminare i difetti che oggi ci impediscono di qualificarci ai Mondiali.” Spazio quindi a Filippo Inzaghi e alla sua esperienza a Palermo: “Aveva iniziato bene già a Venezia, dove abbiamo vinto il campionato. È un allenatore concreto, con idee utili per vincere. Credo abbia le possibilità di portare il Palermo in alto, direttamente o tramite playoff. Ha avuto un impatto sul Palermo assolutamente positivo e sa guidare una squadra con ambizioni. Speriamo che il Palermo possa far bene con lui. Anche perché sono stato l’ultimo a portare il Palermo in A ma non vedo l’ora di essere il penultimo”.
Poi, uno sguardo all’esperienza attuale con l’Athletic Club Palermo: “Mister Ferraro ha fatto un lavoro straordinario, mantenendo gran parte delle promesse fatte. La squadra è andata oltre le previsioni, arrivando anche in vetta. Forse non eravamo pronti mentalmente per un campionato di testa, ma la stagione resta molto positiva. Ci sono buone prospettive per il futuro, dipenderà anche dall’impegno che i soci vorranno mettere il prossimo anno e a seguire ma credo che le premesse ci siano”. Sul livello della Serie D ha aggiunto: “È un campionato di buon livello. È un serbatoio di idee per gli allenatori e un sistema formativo per i calciatori. Non è vero che il livello si abbassa: si alza quello delle categorie inferiori, anche dal punto di vista dei sistemi di gioco.”
In chiusura, un ricordo commosso per Alex Manninger: “Era un ragazzo straordinario. Tutti lo vorrebbero come figlio o amico. Un professionista esemplare, benvoluto da tutti. Lo ringrazio pubblicamente perché mi ha aiutato in un’operazione importante che ci ha permesso di portare da noi Gabriel Zaic. Sentire quella notizia è stato un colpo al cuore, una di quelle notizie che fanno davvero male”.
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