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7 giugno, ultima chiamata per la Serie A. Dopo, la stagione è persa. Perché adesso la priorità è un’altraTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 01 aprile 2020 19:38Editoriale
di Tancredi Palmeri

7 giugno, ultima chiamata per la Serie A. Dopo, la stagione è persa. Perché adesso la priorità è un’altra...

E’ comprensibile pensare già al dopo. Pensare a come ne usciremo, quando ne usciremo, a cosa sarà. Perché la pelle bisogna salvarla, ma poi bisogna anche tenerla in vita.
E’ comprensibile. Perché il senso del futuro, l’orizzonte, è quella cosa che ci fa camminare in avanti: noi lo guardiamo e vogliamo avvicinarci, ma non lo raggiungiamo mai. Serve però per farci andare avanti.
E’ giusto pensare al futuro. Ma tempo al tempo. Questo presente, pesante e presente, è qua. E i primi segnali di luce che nell’ultima settimana baluginano nell’oscurità di questo marzo che nessuno di noi mai dimenticherà, sono speranza da coltivare, non illusione per dimenticare.
Perché tutto deve entrare nel giusto contesto: non c’è alcun intento di fare la morale a chi magari in questo o nei prossimi momenti sarà troppo intento a pensare al proprio interesse, perché la preoccupazione di mettere il pane in tavola è di chiunque ed è parallela alla paura, è umana. Ma tenete sempre a mente cosa sta succedendo oltre il muro dell’ospedale, nelle stanze che non vediamo. Se credete che stiamo facendo delle rinunce, che possa durare troppo ancora, che speravate di andare fuori a Pasquetta, che sia davvero un sacrificio, date valore allora al risveglio della mattina, potendo respirare, senza angoscia né difficoltà, girandovi e vedendo i vostri cari, e vi aiuterà a mettere nella giusta ottica quelli che ci sembrano problemi della vita.
Un giorno si tornerà alla normalità. Ci si può preparare all’evenienza, perché non c’è niente di male a essere pronti, ma senza frenesia.
Ha senso anche lo faccia il calcio. Con moderazione, pensare a una ipotesi logica se le nubi si schiariranno, e sarà quel che sarà.
Il buonsenso suggerisce solo una cosa: aspettare fino al 7 giugno come termine massimo, la prima domenica di giugno, per poter ripartire con il campionato, e poi aggiungere le altre competizioni. Darsi la possibilità di sconfinare massimo fino a fine luglio. Altrimenti, non avrebbe senso portare questa stagione nella prossima, e sconvolgere due anni per l’illusione di riscrivere un passato recente che non si riscriverà. E se non si riuscirà a ripartire il 7 giugno, allora che si svuoti questa stagione che già non ha proprio più senso. Decidano loro cosa vogliono fare, se e chi vogliano reputare vincitore, non è davvero così importante. Personalmente, faccio mio il suggerimento che mi ha dato un tifoso juventino moderato: “Assegnare lo scudetto non ha alcun senso. Si potrebbe solo assegnare alla Juventus, ma nessuno capirebbe il significato, e a quel punto non farebbe che creare ulteriori divisioni. Non abbiamo bisogno di dividerci in questo momento”.

Ma di nuovo, tenete sempre davanti a voi un concetto: niente di tutto questo è davvero importante.
E per tenerlo ben presente - perché forse c’è già qualcuno che fa intravedere di poterlo dimenticare - se non bastasse il rintocco degli 800 morti al giorno, allora basta guardare oltre le valli lombarde.
Io scrivo da Milano, abito vicino a un’ospedale, e nella giornata le mezz’ore sono scandite dalle sirene dell’ambulanza.
E anche questo è niente.
Per mettere le cose nel giusto contesto, vi ripropongo l’editoriale dell’amico e collega Andrea Losapio, pubblicato qui pochi giorni fa. Lui nel testo non lo scrive, ma mi prendo la libertà di dirlo io: è un figlio di Bergamo, nel suo editoriale ha scostato appena la tenda per fare intravedere il loro dolore, teniamo a mente tutto questo.
Con la forza e la speranza di andare avanti, ma la consapevolezza di cosa sia davvero importante.
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