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La Juventus vince con la seconda scelta Pirlo, la Lazio con la prima Inzaghi... Perché la favorita della Champions è ancora il Liverpool. L’invisibile problema dell’InterTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 21 ottobre 2020 13:00Editoriale
di Tancredi Palmeri

La Juventus vince con la seconda scelta Pirlo, la Lazio con la prima Inzaghi... Perché la favorita della...

Magari non sarà stata brillantissima la Juventus, ma ha fatto quello che doveva fare, in una di quelle trasferte Champions non esattamente da ricordare ma semplicemente da archiviare. La Dynamo Kiev è davvero poca cosa, il che vuol dire che è pochissima cosa metà girone della Juve, con il Ferencvaros preso a pallate dal Barcellona. Il che significa che come era facile prevedere la stagione dei bianconeri potrebbe passare dalla prossima settimana: perché il primo posto si gioca nel doppio confronto con il Barça, e dunque a Torino si deve vincere per sperare di mettere il muso davanti, ben sapendo che essere sorteggiati per primi o secondi agli Ottavi può mandare in malora l’intera stagione (ovvio, poi si fa sempre in tempo a uscire contro il Lione da primi, ma insomma meglio aiutarsi a fare le cose per bene). E se fino a 48 ore prima della partita non si può essere sicuri della presenza di Cristiano Ronaldo, si può essere però sicuri che almeno non ci sarà Piqué, ed è un’assenza pesantissima per il Barcellona: perché anche se Piquenbauer non è quello dei bei tempi, però tra infortuni e miopie di progetto i blaugrana di alternative non ne hanno in difesa, e a Torino si rischia l’imbarcata. Rimangono sempre i dubbi intatti su questa Juve, che è ancora scombiccherata e per larghi tratti ti lascia l’impressione di non sapere a cosa giochi, ma onestamente hanno tutti bisogno di tempo: ne ha bisogno Pirlo, ne hanno bisogno tanti nuovi giocatori, ne ha bisogno la fortuna stessa con le varie assenze, a cui rischia di aggiungersi anche quella di Chiellini.
La scelta Pirlo è compiuta e bisognerà mettersi l’anima in pace e dare almeno un paio di mesi in più per constatare che ci siano progressi. Scelta che è stata la seconda per la Juventus.

Perché la prima era Simone Inzaghi. Che Lotito non liberò, e che avrebbe liberato solo dietro pagamento di una decina di milioni, il che vuol dire non volerlo liberare. Mamma mia come si sta esagerando con la rapidità di giudizi: l’Atalanta era da scudetto la settimana scorsa, adesso è già arrogante; il Milan ha sfiorato l’umiliazione con Bodo e Rio Ave, e adesso è già possibile campione. E Simone Inzaghi, che ogni anno migliora fino all’exploit dell’anno scorso, ed è in più l’unico capace d'aver vinto qualcosa in Italia negli ultimi anni con una squadra che non fosse la Juventus, e che già da qualche giorno era trattato come uno che aveva fatto il suo tempo e doveva sbrigarsi a liberare l’armadietto per Allegri.
Calma, buoni, è un calcio senza certezze granitiche, e cosa credete che ci fosse nella testa della Lazio se non un debutto atteso 13 anni per di più contro la più forte del girone. Orgoglio e qualità, intensità e concentrazione, Lazio contro Borussia Dortmund è stata la summa del lavoro di Simoncino alla Lazio. Però ricordatevi che l’ampiezza di rosa è quella che è: se l’anno scorso si è dovuto uscire scientemente da un’Europa League con Cluj, Celtic e Rennes per reggere in campionato, immaginarsi allora quest’anno come può essere troppo corta la coperta in Serie A.

Serve tanto in Europa, soprattutto la profondità.
E per questo la mia favorita per la Champions 2021 è il Liverpool.
Tutto quello che il Liverpool è e può dare lo sappiamo già. Si aggiunge il fatto che Klopp ha fatto il colpo del miglior acquisto del 2020, quel Thiago Alcantara a 30 milioni di €, miglior centrocampista della passata Champions, che soprattutto porta un inedito numero 10 propriamente detto, nel senso di regista e non fantasista, al centro del gioco dei Reds, regalando prospettive inimmaginabili a una squadra che invece non ha finora mai giocato con un direttore d'orchestra classico. Il vantaggio del Liverpool sulle altre era granitico fino a una settimana fa, poi l’infortunio di Van Dijk ha cambiato le cose, perché il Liverpool non ha una batteria di difensori paragonabili. Il vantaggio rimane perché i Reds hanno profondità di rosa, anche se è più esiguo e potrebbe essere ribaltato nel mercato di gennaio.

La profondità di rosa ce l’ha anche l’Inter, avrebbe anche i numeri 10 se solo venissero usati, ma c’è una cosa che non ha più e non si capisce perché, e che è il vero problema dell’Inter. Non c’entra per ora l’utilizzo o meno di Eriksen, e non c’entra solo l’impresentabilità di Kolarov e D’Ambrosio in contemporanea in una difesa a 3. C’entra l’equilibrio. La capacità di non farsi prendere di sorpresa. La dominazione del centrocampo con un reparto che impone gioco e che però tiene la schiena dritta. Qualcosa che una squadra di Conte, una qualsiasi dal Bari 2009 fino all’Inter 2020, non ha mai perso. E invece, non si capisce perché, sembra di colpo smarrita. Forse l’Inter si sta facendo ingolosire dalle svariate opzioni di gioco, forse sta sentendo l’ansia di dimostrare di essere davvero forte, ma è uno smarrimento che non si spiega. Perché in verità l’Inter nel frattempo continua a creare tantissimo: anche contro il Milan ha avuto 4 palle gol pulite, ma proprio palloni solo da spingere in porta, eppure dopo aver rischiato contro la Fiorentina, e aver concesso anche troppo al Benevento, con il Milan è alla fine caduto sotto le proprie mancanze. Non si spiega questa frenesia, perché l’Inter creava l’anno scorso e continua a farlo quest’anno: e allora perché questa mancanza di disciplina in mezzo, questo fare saltare la linea, questo mollare la difesa al proprio destino? Davvero la squadra vuole giocare a non curarsi degli spazi dietro confidando di poter fare sempre e comunque un gol in più? Senza equilibrio, anche la ricchezza di talento finisce per disperdersi.
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