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Juve: tra certezze spallettiane e voglia di Chiesa. Inter: i dubbi “in corsia” e la concretezza. Roma e Lazio: il lato doloroso del mercato. Como: la lunga attesa degli anti-Fabregas. E le balle-scudetto di Inter, Milan, Napoli

Juve: tra certezze spallettiane e voglia di Chiesa. Inter: i dubbi “in corsia” e la concretezza. Roma e Lazio: il lato doloroso del mercato. Como: la lunga attesa degli anti-Fabregas. E le balle-scudetto di Inter, Milan, Napoli TUTTO mercato WEB
Fabrizio Biasin
ieri alle 12:00Editoriale
Fabrizio Biasin

“Del” questo e “del” quell’altro.
Del Como si attende sempre l’inciampo per poter perculare Fabregas. Solo che l’inciampo tarda ad arrivare. E i perculatori possono solo attendere e crogiolarsi. Nel frattempo il Como raggiunge la zona Champions e lo fa con grande merito. Il “giochista” dispone della miglior difesa in Serie A. Il “giochista” va avanti con un centrale difensivo all’esordio tra i pro (Jacobo Ramon, fortissimo). Il “giochista” ha messo insieme una squadra molto più concreta di certe frasi fatte spiattellate da chi gli vuole male e – contento lui - continua a non percepire il profumo della pietanza stellata che stanno cucinando sul Lario.
Del Chelsea sappiamo che ha fatto fuori Maresca e puntato su Liam Rosenior, ex Strasburgo. Siccome dalle parti di Londra sono molto generosi (o sciagurati, a volte le cose vanno insieme) gli hanno fatto firmare un contratto fino al 2032. A conti fatti trattasi di 6 anni e mezzo di accordo, praticamente un vitalizio. E questo per dimostrare che loro, i Blues, hanno una visione a lunghissimo termine. Salvo poi far fuori il tecnico di turno al primo mese di scarsi risultati. Son spericolati, lassù o, forse, solo dannatamente ricchi e annoiati.
Di Bove sappiamo che ha chiuso il suo rapporto con la Roma e ora sarà libero di ripartire all’estero, magari in Premier. E non possiamo fare altro che abbracciarlo virtualmente.
Dell’Inter si puntualizza la scarsa concretezza. Si dice “sbaglia troppo” e “deve segnare di più”. E può anche darsi che abbia bisogno di un maggiore “killer instinct”, ma il dato di fatto è che stiamo parlando della squadra con il miglior attacco per distacco in Serie A. E non da quest’anno. E allora ok, sarebbe gradita maggiore precisione, ma chiamarlo “problema” significa non aver presente cosa siano davvero, i problemi.
Di Luis Henrique si dice che sia un pippone. Lo ha deciso qualcuno, qualcun altro ha sposato la causa e alla fine gli hanno appiccicato l’etichetta. Ed è vero, per 25 milioni (costo del suo cartellino) ci si aspetta decisamente di più. Ma è anche vero che a un bel punto bisognerebbe anche guardare le partite. Il ragazzo sta crescendo in un ruolo che non era il suo e ora lo è diventato. Sta cercando di migliorare in fase difensiva e lascia qualcosa in quella che dovrebbe essere la sua arma migliore, la fase offensiva.

È il nuovo Hakimi? Non scherziamo, ma sta giocando buone partite e “maltrattarlo” a prescindere significa solo combattere inutili battaglie personali.
Di Cancelo si diceva che sarebbe potuto arrivare all’Inter. E che l’Inter aveva un accordo con l’Al Hilal. E in effetti è andata così: l’Inter ci ha provato ben sapendo che il giocatore aveva una priorità manifesta, ovvero il ritorno al Barcellona. Alla fine i blaugrana hanno fatto la loro mossa e se lo sono portati a casa. L’Inter porterà a casa un’alternativa? Solo se ritenuta all’altezza. Il mercato di gennaio è corto, ma le possibilità non mancano…
Della Roma si fa un gran chiacchierare. E si parla di punte, soprattutto. Quelle punte che ieri hanno pure segnato, tra l’altro. Ma Gasp non è mica contento (eufemismo) e ieri post partita è stato bello zitto. Vuole Raspadori e mica solo lui. Massara è stato chiaro (“ore decisive”) e sa bene che non può tradire il suo tecnico. Ma il dato di fatto è che il tempo passa e per restare in zona-Champions servono inevitabilmente almeno un paio di innesti. I nomi sono arcinoti.
Della Lazio si sa che è tornata a far mercato. E il problema – lato tifosi – è che questa paradossalmente non è una buona notizia, almeno per il momento. Sarri – suo malgrado – sta perdendo pezzi. Castellanos è andato, Guendouzi quasi. È arrivato Ratkov, attaccante del Salisburgo. E vabbè, meglio di niente, ma così stare al passo è durissima…
Del Napoli, del Milan e dell’Inter si dicono un sacco di balle. O meglio, se le raccontano tra di loro. Son tutti lì a rimbalzarsi le responsabilità (“sei tu il favorito”, “no, tu”, “prego, dopo di lei”) e mentono sapendo di mentire. I tecnici di Inter, Milan, Napoli (per meriti acquisiti) e Juve sanno perfettamente di avere un obiettivo costante che è anche un obbligo morale per – diciamo così - “statuto”: provare a vincere lo scudetto. Poi uno ce la fa e gli altri abbozzano, ma raccontarsi la favoletta del piazzamento come massima aspirazione stagionale è una boiata da latte alle ginocchia che fa torto a chi la racconta, a noialtri osservatori e, soprattutto, alle rispettive tifoserie.
Della Juve si dice una settimana una cosa bella e quella dopo una brutta, ma il dato di fatto è che i numeri di Spalletti sono più che buoni e il suo gioco, pure. I David e gli Openda devono certamente crescere - e pure tanto -, ma in attesa del loro risveglio la squadra sta iniziando ad avere buona logica, ovvero tutto quello che mancava fino a un paio di mesi fa. Chiesa? Tra “interesse” e “affare fatto” c’è di mezzo la Manica, ma che la Signora ci stia provando è cosa reale e, certo, non è poco…
E buon anno a tutti, di cuore.

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