Rischio commissariamento. E Rocchi può non presentarsi davanti ai pm: le top news delle 13
È la giornata della verità per Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. Oggi il Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI si pronuncerà sul suo ricorso contro l’inibizione da 13 mesi, comminata dal Tribunale Federale Nazionale e confermata in secondo grado dalla Corte d’Appello Federale. Cosa è successo. Zappi è stato deferito dalla Procura FIGC - e poi condannato in entrambi i gradi di giudizio endofederali - per le presunte pressioni su Maurizio Ciampi e Alessandro Piazzi, all’epoca dei fatti designatori di Serie C e D. Zappi avrebbe spinto perché entrambi si dimettessero, come poi effettivamente accaduto, per fare spazio agli attuali designatori Daniele Orsato e Stefano Braschi. Cosa può succedere. Se il Collegio di Garanzia confermerà la condanna - o anche se la ridurrà, purché a non meno di due mesi e un giorno, viste precedenti inibizioni - Zappi decadrà dal ruolo di presidente dell’AIA. A quel punto, la FIGC potrebbe commissariare l’associazione: l’atto rientra tra quelli indifferibili, che Gabriele Gravina può compiere anche da dimissionario. Finora il presidente federale aveva evitato, ora pare molto probabile. L’alternativa è che, vista la situazione, Gravina decida di lasciare la patata bollente - in ballo c’è anche la scelta del designatore per la prossima stagione - al futuro presidente federale, che sarà eletto il 22 giugno (in tempo, anche se di poco, per le nomine). Ammesso che nel frattempo il CONI non commissari la FIGC, scenario fin qui meno probabile.
Fra le partite al centro dell'inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale ci sarebbe, secondo la Repubblica, anche quella fra Inter e Roma del 27 aprile 2025. Il dettaglio incriminato riguarda il contatto in area di rigore fra il difensore della Roma Evan Ndicka e quello dell'Inter Yann Bisseck, contatto che non portò al calcio di rigore per i nerazzurri. Riguardando le immagini, spiega il quotidiano, il Var avrebbe risposto "fatti i fatti tuoi" al suo assistente Avar che segnalava il fallo. Secondo un testimone dell'inchiesta, rimasto anonimo, lo avrebbe fatto "su indicazione del supervisore Gervasoni". L'audio Var dell'episodio non è mai stato rinvenuto.
Nella giornata di giovedì il designatore Gianluca Rocchi ed il suo vice Andrea Gervasoni dovrebbero comparire davanti al pubblico ministero Ascione, il titolare dell'inchiesta aperta dalla Procura di Milano. Difficilmente però, scrive oggi Tuttosport, questo succederà. Rocchi insomma non dovrebbe presentarsi davanti al pm per rispondere alle sue domande. Una decisione legittima e pienamente nei suoi diritti, come previsto dalla legge. L'idea, scrive il quotidiano, è infatti quella di aspettare che lo stesso pm scopra più carte senza al tempo stesso servirgliene altre. "Sono contestazioni che non si riescono a capire, perché si segnala un concorso di più persone, ma queste altre persone non vengono indicate. Io non ho mai visto che l'altro soggetto del presunto accordo nella frode sportiva non venga indicato", aveva spiegato nelle scorse ore l'avvocato di Rocchi, Antonio D'Avirro. E proprio a proposito dell'invito a comparire davanti al pm, lo stesso D'Avirro in quell'occasione aveva spiegato: "Stiamo valutando", lasciando così aperte le porte ad ogni opzione. Decisione diversa invece per Andrea Gervasoni, col suo legale Michele Ducci che nelle scorse ore aveva confidato "dovrebbe rispondere".
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano





