Dove sono finite le difese? Tanto spettacolo, poco equilibrio: 78 gol in 18 partite sono troppi
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Michele Pavese
Michele Pavese
ieri alle 23:29Serie A
autore Michele Pavese
14.10.2026 23:29Serie A
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La Champions League lancia un segnale evidente: il calcio europeo sta vivendo una trasformazione profonda e, forse, la vecchia arte del difendere è ormai scomparsa. Nelle nove partite disputate oggi sono arrivati 46 gol, con una media impressionante di oltre 5 reti a partita (ieri erano stati 32). Numeri che raccontano un'epoca in cui segnare sembra più semplice rispetto al passato e in cui trovare equilibrio tra fase offensiva e difensiva è diventata una delle sfide più complicate per gli allenatori.
I risultati della serata sono emblematici. Manchester City-PSG 2-4, con due squadre costruite per dominare attraverso il possesso e l'aggressività offensiva, è stato solo il manifesto di una tendenza generale. Ma anche sfide apparentemente più equilibrate hanno regalato valanghe di gol: Roma-Real Madrid 3-4, Betis-Porto 3-2, Feyenoord-Como 3-2... Il calcio moderno sembra aver spostato definitivamente il baricentro verso l'attacco. Pressing alto, difese molto aggressive, terzini chiamati a partecipare alla costruzione, centrali spesso lasciati in situazioni di uno contro uno: tutto questo produce spettacolo, ma aumenta inevitabilmente i rischi. Le squadre vogliono recuperare il pallone il più vicino possibile alla porta avversaria, ma quando il pressing viene superato gli spazi concessi diventano enormi.
La sensazione è che siano sempre meno le squadre capaci di "sporcare" le partite, abbassare i ritmi, soffrire senza concedere occasioni e gestire il risultato. Il calcio di qualche anno fa premiava maggiormente la solidità difensiva, oggi invece spesso prevale chi riesce ad avere più talento negli ultimi trenta metri. Non è soltanto una questione di difensori meno forti: è proprio il contesto tattico a essere cambiato e difendere bene per 90 minuti è diventato quasi un'impresa. La Champions di oggi sembra quindi fotografare un paradosso: il calcio non è mai stato così spettacolare, ma mai come ora è difficile interpretare le partite. Le grandi squadre continuano a vincere attraverso la qualità offensiva ma rischiano anche tanto: quelle capaci di unire talento e organizzazione diventano immediatamente candidate al successo finale. Il PSG e la Spagna insegnano.
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