Tra panchina e protagonismo: Pellegrini entra e cambia le sorti della partita
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Nel calcio di Gian Piero Gasperini, che ama parlare di «giocare a rugby» per la sua impostazione fisica e il pressing continuo, uno dei punti di forza è la capacità di trasformare la partita con intensità e imprevedibilità. E se, magari, Pellegrini da titolare non è sempre l'opzione più affidabile, forse per discontinuità nelle sue prestazioni o per questioni tattiche, il trequartista giallorosso potrebbe essere l'arma segreta da subentrato, capace di ritrasformare quel rugby in calcio. E ieri lo ha dimostrato.
Quando Pellegrini è entrato in campo, la Roma ha cambiato marcia. Non è solo il gol che segna, ma anche l’assist che fornisce per Malen, il quale colpisce il palo: un'azione che dimostra come Pellegrini possa entrare e cambiare le sorti di una partita. Pur con una rosa piena di indisponibili, con giocatori che mancano e con alcuni giovani da integrare, Pellegrini fa inevitabilmente parte delle rotazioni della squadra. Non potrebbe essere altrimenti. La sua esperienza lo rende imprescindibile nel contesto di una squadra che deve fare i conti con assenze importanti.
È chiaro a tutti che, nelle ultime due stagioni, Pellegrini ha vissuto momenti di alti e bassi. Già dai tempi di Ranieri, il centrocampista ha attraversato periodi in cui è stato messo in panchina, come accaduto in diverse partite. Tuttavia, nonostante queste difficoltà, ha sempre trovato il modo di rispondere. I numeri sono chiari: da quando ha segnato la sua prima rete in giallorosso nella stagione 2017/18, solo due centrocampisti della Serie A hanno segnato più di lui in tutte le competizioni. Hakan Çalhanoglu, con 79 gol, e Mario Pasalic, con 68, sono davanti a lui. Pellegrini, con i suoi 60 gol, si posiziona al terzo posto, una qualità che non tutti i centrocampisti della Serie A hanno. Gasperini ha trovato un’arma versatile, che può fare la differenza nei momenti cruciali.
In conferenza stampa ieri sera, Gasperini ha detto a proposito di Pellegrini: «Povero ragazzo, lasciatelo stare. Alcune partite gioca bene, altre meno: come tutti. Non è che perché oggi ha segnato che allora le valutazioni sono diverse. Bisogna essere sempre oggettivi». Queste parole evidenziano la sua visione equilibrata sul giocatore, riconoscendo che la sua utilità va oltre i singoli risultati, confermando la fiducia dell'allenatore nel suo contributo anche quando non è sempre il protagonista principale.






