Salernitana, il grido di un tifoso: "Non ho più la forza di reagire"
Certe parole fanno più rumore di un risultato sul campo. Arrivano dal profondo, costruite con la stanchezza di chi ha amato troppo per smettere di farlo, eppure non riesce più a trovare le energie per indignarsi ad alta voce.
Sabato D., tifoso granata, ci ha scritto. E le sue parole meritano di essere lette fino in fondo, senza sconti.
"Non ho più la forza di reagire e dire qualcosa in merito. La delusione è tanta. Hanno preso solo gente senza contratto, gente a fine carriera ecc. La società non ha voluto emulare l'anno scorso il Sassuolo e quest'anno Frosinone, Venezia ecc. Non ci inventiamo niente, tutto semplice. Se smantelli ogni anno la squadra e ricominci sempre con altri nuovi giocatori questo è il risultato. Prepariamoci al prossimo anno con altra rivoluzione e a prendere giocatori a zero."
Difficile dargli torto. E sarebbe disonesto provarci.
Il problema è strutturale, non occasionale
Sabato mette il dito su una piaga che chi segue la Salernitana conosce bene: la mancanza di un progetto sportivo riconoscibile. Non si tratta di una stagione storta, di un mercato sfortunato o di qualche infortunio di troppo. Si tratta di un metodo o meglio, dell'assenza di uno che si ripete con preoccupante costanza.
Il paragone con Sassuolo, Frosinone e Venezia non è casuale. Sono società che, pur con budget analoghi, hanno costruito identità precise: valorizzazione dei giovani, continuità tecnica, un'idea di gioco che sopravvive alle sessioni di mercato. La Salernitana, invece, sembra affrontare ogni estate come se fosse la prima volta. Si smantella, si ricomincia, si raccolgono i cocci e poi si ricomincia ancora.
Prendere giocatori a parametro zero non è di per sé un peccato. Lo è quando diventa l'unica strategia, quando la lista degli arrivi somiglia più a un centro d'ascolto per carriere in declino che a un progetto per costruire qualcosa di solido.
Caro Sabato, la tua stanchezza è legittima
Risponderti non è semplice, perché le parole di circostanza "ci vuole pazienza", "la società ci crede", "il calcio è imprevedibile" suonerebbero false anche a noi.
La tua stanchezza è legittima. È la stanchezza di chi ha vissuto la Serie A con intensità e ha tifato con il cuore in gola, e che adesso si ritrova a guardare una squadra costruita senza ambizione dichiarata. Non è debolezza: è la lucidità di chi ama abbastanza da non volersi raccontare bugie.
Cosa serve davvero
Quello che manca, e che Sabato descrive senza dirlo esplicitamente, è una visione. Non basta cambiare giocatori: serve cambiare approccio. Serve una dirigenza che non consideri ogni estate un azzeramento, ma un'evoluzione. Serve un allenatore con un'identità riconoscibile. Serve la volontà di tenere almeno un nucleo di giocatori da una stagione all'altra, perché il gruppo vale spesso più della somma delle singole qualità.
I tifosi come Sabato non chiedono la Champions League. Chiedono di poter riconoscere la propria squadra, di sapere per cosa si sta lavorando, di sentirsi parte di un progetto e non semplici spettatori di un eterno cantiere.
Non è troppo. Anzi, è il minimo.
L'Arechi merita di più
L'Arechi è uno stadio che quando canta fa venire i brividi anche agli avversari. La piazza di Salerno ha dimostrato in più occasioni di saper trascinare, di saper perdonare, di saper aspettare. Ma anche la pazienza dei tifosi ha un limite e quel limite si chiama rispetto.
Rispetto per chi compra l'abbonamento, per chi percorre chilometri in trasferta, per chi come Sabato trova ancora le parole , anche quando dice di non averle più, per raccontare la propria delusione.
Speriamo che qualcuno, in società, legga queste righe. Non per noi. Per lui.
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