Lo scopritore di Motta: "Era timido, non voleva uscire dalla porta. A Novara si mangiano le mani"
La strada di Edoardo Motta fino alla notte magica di Bergamo parte da lontano, precisamente da Casale Monferrato. Il giovane portiere nativo di Biella, ha iniziato a formarsi in provincia di Alessandria, alla ASD Soccer Spartera e in passato ha avuto parole di riconoscenza nei confronti di Tiziano Spartera, l'allenatore che lo ha plasmato, permettendogli di fare il grande salto alle giovanili della Juventus. Proprio Tiziano Spartera ci racconta le sue emozioni dopo la notte da protagonista del suo allievo. Ecco le sue parole in esclusiva per Tuttomercatoweb:
Tiziano Spartera, immagino che sarà stato tempestato di messaggi e telefonate...
"Sono stato col papà al telefono. È ovviamente felice, abbiamo ricordato quando lo portò nella mia Academy. Aveva 10 anni e mezzo, un bambino timido. Ne ha fatta di strada e tanta ancora ne farà…"
Quattro rigori parati dal suo allievo: un'emozione indescrivibile
"Ieri sera sono stati brividi continui. Dico la verità, mi sono commosso. È stato eccezionale sulla parata su Scamacca, poi parare 4 rigori di fila e portarle la Lazio in finale di Coppa Italia è un orgoglio indescrivibile".
Che bambino era Edoardo?
"Ha lavorato intensamente con noi e devo dire che mentalmente era già ben centrato. Aveva un obiettivo chiaro e si allenava più degli altri. Viaggiava e studiava, lavorava senza lamentarsi mai. Facevamo dei test match contro le squadre giovanili dei club professionistici e ha iniziato a mettersi in mostra".
L'ASD Spartera è stato il trampolino di lancio per la Juventus. C'erano altri club su di lui?
"Eravamo affiliati al Novara, ovviamente loro avevano la priorità. Ha fatto con loro diversi mesi ad allenarsi, però alla fine non fu tesserato. Credo che adesso si staranno mangiando le mani, anche perché come dissi a loro a suo tempo era un ragazzo già pronto pure per la Juventus".
E la Vecchia Signora non se l'è lasciato scappare
"La Juventus l'ha preso subito, gli ha fatto fare un certo tipo di percorso, lo ha dato in prestito per permettergli di giocare. Da lì poi la Reggiana ed ecco la Lazio, alla fine in Serie A ci è arrivato e anche abbastanza velocemente".
Motta si è ritrovato dalla Reggiana alla Lazio, un salto che sembrava troppo grande. Sarri dopo l'infortunio del titolare Provedel si è lamentato della cessione di Mandas. Si è dovuto ricredere anche lui...
"Nel modo di pensare italiano è normale. Nel senso che da noi in Serie A si fa fatica a dare fiducia ai giovani, ad accettare anche i loro errori. La verità è che ci vorrebbe più coraggio. In altri paesi non si fanno questi problemi e a 23 anni hanno già la giusta esperienza per giocare con la Nazionale. Devi credere nei giovani e non bastonarli al primo errore. Motta stesso contro l'Atalanta ha commesso qualche errore, ma come se niente fosse ha tirato fuori il carattere e ha fatto parate eccellenti. La sua fortuna è che la Lazio è stata costretta a metterlo in campo, quindi Edoardo è stato fortunato. Ma le sue chances se le è giocate alla grande e certamente il futuro per lui è roseo, sicuramente da Nazionale".
Edoardo era un pararigori già da bambino?
"Anche da ragazzino parava tanti rigori e faceva la differenza. Volava da un palo all'altro. Era certamente speciale: aveva idee chiare, voglia e coraggio".
Un aneddoto?
"Ricordo la sua timidezza. Ci abbiamo lavorato, anche sulla comunicazione in campo. Essendo timido aveva paura di uscire dalla porta, ci restava attaccato. Lo obbligavo a parlare con la difesa, a dirigerla. Gli davo coraggio e tranquillità, senza fargli pesare eventuali gol che incassava".
Facciamo il classico del gioco: "a chi somiglia?". Il piccolo Edoardo chi gli ricordava?
"Mi ricordava Francesco Toldo, me lo immaginavo così, un portierone dalla mole imponente".
Un consiglio?
"Fisicamente deve irrobustirsi un po' di più".











