Sampdoria, braccio di ferro Manfredi-Tey: tre possibili scenari per il futuro
La Sampdoria si avvicina a una primavera che potrebbe rivelarsi decisiva non solo sul campo, ma soprattutto nelle stanze dei bottoni. Come riportato da Il Secolo XIX, il confronto tra il presidente Matteo Manfredi e l’investitore singaporese Joseph Tey è ormai entrato in una fase di tensione evidente. In gioco c’è il futuro e l’assetto proprietario del club blucerchiato.
Negli ultimi giorni sono tornate a circolare indiscrezioni sull’interesse di fondi e gruppi stranieri, un tema che la tifoseria segue con crescente attenzione. Lo dimostra lo striscione esposto con regolarità in Gradinata Sud: “Società indegna vendi l’Uc Sampdoria”. Le voci indicano Manfredi come possibile referente per eventuali nuovi investitori, mentre sulle reali intenzioni di Tey - che solo pochi giorni fa ha versato 7 milioni per coprire stipendi e contributi - permane il massimo riserbo.
La struttura societaria rende tutto più complesso. Manfredi, pur essendo socio di minoranza al 42% della capogruppo lussemburghese Gestio Capital Structuring & Investment Solution, detiene le azioni “A” con diritto di voto. Tey, invece, possiede il 58% delle quote “B”, prive di voto salvo casi specifici, ma è il principale finanziatore. Un equilibrio anomalo che impone, a chi volesse acquistare la Sampdoria, di trovare un’intesa con entrambi.
Lo statuto prevede diritto di prelazione, clausole di “tag-along” e persino la possibilità di obbligare il socio a vendere in determinate condizioni. Tre gli scenari ipotizzati: Tey potrebbe tentare di liquidare Manfredi; il presidente potrebbe presentarsi con un nuovo partner – tra i nomi emersi anche quello del gruppo legato a investimenti di lusso tra Dubai e Portofino – oppure si potrebbe arrivare a un aumento di capitale che ridefinirebbe i pesi azionari.
Il muro contro muro è evidente. Ma una soluzione, prima o poi, dovrà arrivare.
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