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De Rossi: "Legato a Grosso. Nazionale? Nel 90% dei casi i giocatori hanno la testa al club"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 14:46Serie A
di Alessio Del Lungo

De Rossi: "Legato a Grosso. Nazionale? Nel 90% dei casi i giocatori hanno la testa al club"

Daniele De Rossi, allenatore del Genoa, è intervenuto in conferenza stampa due giorni prima della partita contro il Sassuolo, ricordando la sfida dell'andata, quando ancora non era sulla panchina dei rossoblù, ma aveva già accettato il Grifone. Di seguito le sue dichiarazioni riportate da BuonCalcioaTutti.it: "Ha rappresentato la prima volta in cui ho iniziato a sentirmi parte di questa squadra. Non penso che ci mancheranno tantissimi punti da fare da qui alla fine per salvarci, ma sicuramente, anche dovessimo vincere, non saremmo salvi". De Rossi ha parlato anche del significato di sfidare il suo ex compagno Grosso: "Il ricordo ci unisce, insieme a Fabio e a tanti altri ragazzi, non solo giocatori, anche tante persone che hanno fatto parte di quella spedizione. Lui è il volto più emblematico di quell’avventura visto che è stato decisivo con quel rigore, ma anche in altre circostanze in quel mese. Sono legato a lui, gli sono legato come persona. C’è una stima forte, penso che sia reciproca: è uno di quelli con cui continuo a sentirmi un pochino più spesso. Ci sentiamo fra tutti, ma ogni tanto ci scambiamo delle idee, qualche battuta, qualche partita di padel. Mi fa piacere rincontrarlo, mi fa piacere che stia facendo molto bene e penso che stia facendo una grande carriera. Se lo merita perché è un ragazzo fantastico". Per De Rossi è una gara comunque delicata: "Noi siamo consapevoli di aver fatto un ottimo lavoro fino adesso, siamo riusciti ad affrontare questa parte finale con la testa un minimo fuori dall’acqua, però ho sempre battuto il tasto del 'non essere salvi e del sentirsi sempre in pericolo'. Non 'un po’ in pericolo', perché lo siamo. Sapevo che quelle vittorie con Roma, Verona, anche Torino ci avevano messo in una posizione di privilegio, ma non è finita e si continua a pedalare forte". Infine ha chiosato sulla Nazionale, spiegando se preferisce un allenatore o un selezionatore: "La differenza sta nel ruolo che ricoprono in quel momento. In passato tutti i selezionati che ci hanno reso grandi erano allenatori. Lippi nasce come allenatore e poi si traverse da selezionatore. Smetti di lavorare tutti i giorni sul campo, inizi a lavorare tutti i giorni come vuoi che sia formata la tua squadra quando poi arriveranno le partite che devi affrontare. È un mondo che io conosco molto bene ed è un lavoro completamente diverso: hai tre giorni per preparare una partita, hai giocatori che ti arrivano nel 90% dei casi e hanno la testa al proprio club, fino ad arrivare a queste partite decisive o addirittura all’Europeo e al Mondiale, quando poi tutti quanti pensano all’Europeo e al Mondiale. È una cosa abbastanza conosciuta, soprattutto per chi come me quel mondo l’ha frequentato per vent’anni, sia dal lato dei giocatori sia dal lato dello staff, quindi penso che abbiamo bisogno di un bravo allenatore, di un bel progetto, di un po’ di pazienza perché si dovrebbe ripartire. Spero che gli diano continuità, qualche anno, e spero che i dirigenti che lo accompagneranno siano persone che sanno come si sta nel mondo del calcio. Ho letto tantissimi nomi, spero veramente che si prenda il meglio del meglio perché siamo un’eccellenza del calcio mondiale e lo siamo sempre stati. Stiamo prendendo qualche batosta, ma poi ci vuole poco per ritornare in auge e per far muovere e rivivere tutto il movimento come abbiamo fatto poi nel 2021, quando tutto sembrava già un po’ in crisi, ma abbiamo fatto quel grande risultato".